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Cilento, la Candelora e San Biagio

I significati che abbracciano San Biagio e la Candelora evocano un connubio indissolubile tra fede e popolarità nel Cilento.

Quanno vene la Cannelora ra vierno simo fora ma si chiove o mena viendo quaranda juorni re maletiembo, alludendo alle condizioni meteorologiche in un periodo che cela condizioni climatiche altalenanti secondo le annate. Esordisce così nella proverbialità la Candelora benché i fondamenti logici rintracciabili nelle pretese di queste parole ovviamente non hanno alcuna conferma di attendibilità. A contrastarne la veridicità, inoltre, è la stessa proverbialità che, talvolta s’inclina e sfuma in varianti del tutto opposte si chiove a Cannelora ra lu vierno simo fora ma si neveca o mena viendo quaranda juori re maletiembo. E ancora, ad alimentare la dubbiosa suggestione è la convivenza delle due varianti nello stesso contesto sia in termini di spazio sia in termini di tempo: nel Cilento, in particolare, le alternative convivono del tutto armoniosamente, lasciando ben intendere il solo valore metaforico. La ‘Cannelora’ e ‘Santo Jasi’, come ‘la Befania’ esprimono la loro personificazione in la Befania ogni festa porta via; responne la Cannelora: nge so io angora. Dal Cilento e nella panoramica partenopea a Cannelora Vierno è fora! responne San Biase: Viern mo’ trase! Rice la vecchia rinta la tana: nce vole nata quarantana! Canta lu monaco rinda lu refettorio: tanno è estate quanno è Sant’Antonio! La disamina di queste catene, seppur in modo superficiale, mostra le disparità che emergono nella semplicità del linguaggio comune, come espressione della cultura popolare.

Nel Cilento il culto di San Biagio ricopre un ruolo non marginale nel panorama cristiano, pur essendo talvolta secondario nelle titolazioni parrocchiali. Considerando l’intero basso salernitano, un tempo sotto la giurisdizione dell’antica Diocesi di Capaccio (poi scisso tra Vallo della Lucania e Teggiano-Policastro), diverse sono le comunità che ricordano con solennità San Biagio; quasi tutte le parrocchie, invece, in occasione della ricorrenza, durante la Santa Messa offrono l’unzione della gola.

Delle sei parrocchie esistite a Laurino, quella di San Biagio è tra le più antiche: ‘Santu Jasi’ nell’onomastica popolare. Amatonti (Laureana Cilento),Montecorice e San Biase (Ceraso) l’intitolazione della parrocchia corrisponde alla festività patronale; nell’ultimo, come evidente, il culto è radicato anche nella toponomastica: il paese ne ha assunto il nome, probabilmente con un derivato di una antica variante onomastica. Anche adOttati, centro posto alle pendici degli Alburni e ricompreso nella Diocesi di Teggiano, San Biagio vanta il titolo parrocchiale e di patrono. Sempre in quest’ultima diocesi, si trova il piccolo centro di Sicilì (Morigerati): qui il patrono San Biagio si festeggia non solo a febbraio ma anche nel mese di maggio. Prima di ritornare nel cuore del Cilento, citiamo una piccola chiesetta situata appena fuori dall’abitato di Eremiti (Futani): anch’essa è dedicata al Vescovo di Sebaste. Avvicinandoci al perimetro del Cilento Antico, invece, non possiamo non far tappa a Casal Velino per la festività patronale, molto sentita dagli abitanti del posto e dei paesi vicini. In occasione della ricorrenza San Biagio dalla sua cappella fa ingresso nella parrocchiale di Santa Maria Assunta per accogliere i numerosi devoti. Ed infine, concludiamo con Omignano: anche qui, ancora una volta, il culto è molto sentito e i festeggiamenti culminano con la tradizionale processione e la benedizione della gola.

Giuseppe Conte 

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