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Cilento, tra la mente e i pensieri: i luoghi nel tempo e nella memoria

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Che fortuna essere nato nell’ultimo secolo del millennio scorso! Ricordi i paesaggi, ricordi i colori, i profumi, l’essenza ancora piena di una terra affascinante. E chi, come me, è venuto al mondo solo negli ultimi lustri di quel secolo cangiante ha potuto ancora assaporare l’ebrezza dell’aria disciolta nel vento del mattino, quando il primo respiro ti riempiva di sogni e di speranze.

Eppure una magra parvenza mi ronzava per la testa: qualcosa mi diceva che quel luogo sarebbe cambiato. Nei primi anni ’80 il sole mi sembrava più caldo: gli inverni erano più lunghi dell’estate. Giammai avrei pensato di rimpiangere quegli anni: erano talmente semplici e vivibili da pensare che fossero la norma e invece no, mi sbagliavo.

Nei racconti un po veri un po fasulli, magari per colpa della ‘memoria distratta’ ricordo di tante storie con tante versioni, mi sembravano ogni volta  una nuova storia: perfino una canzone cambiava le parole! Ma si sa, a quell’età non ci fai poi tanto caso, sei agli inizi di questo viaggio e non ci vuoi pensare. Ricordo di storielle a volte tetre, in parte prive di logica, eppure ero credulone: davo per scontato che fossero vere e magari fu così, chissà! Si parla degli anni della guerra: vi era febbre e carestia ma gli occhi sempre accesi e ben illuminati; si parlava degli anni ’50, delle feste e di come si ‘era bambini’, ci si divertiva saltando sui gradini; poi a volte e più raramente si parlava degli anni ’60: sembrava di essere nel paese dell’abbondanza e invece era solo il modo consueto di apprezzare quel poco che si aveva. E già! Il tanto era di troppo! Bastava all’inverno un cappotto e all’estate una limonata e si era felici.

Una foto presa quasi a caso in un unico scatto diventa un quadro: è il quadrante del tempo che ha fermato per un istante il suo veloce e inarrestabile cammino.

Che saranno mai questi ‘pochi decenni fa’? Forse sono solo la fantasia confusa di un pastore errante o di un poeta viandante o forse ancora sono la voglia di tornare indietro nel ‘bel mezzo del passato…’. Io sono nato nei tempi della ‘sapienza’ quando ancora vi era costanza, decenza e obbedienza. Quando una maestra era un’istituzione, un contadino un garzone, un medico un gran signore… visioni a volte distorte, l’eccesso non sempre ha limite! Ma il rispetto era pur sempre dovuto: servile mai, educato sempre. Che pensava la gente? Pur sempre si udiva qualche lamento ma in fondo anche chi si lamentava era contento…

Negli anni ’90 la mia memoria mi riporta a una stanza: era un’aula tutta bianca dove imparavi a scrivere e a far di conto. Dalla finestra osservavi la quotidianità che nella sua ‘statica monotonia’ era come un treno che faceva tappa in tutte le stazioni, osservando sempre movimenti nuovi…

Da qualunque angolo l’osservi, in qualsiasi paese ti trovi, l’immagine è sempre la stessa: affascinante. E questo Cilento, come in cartolina, oggi è un po sbiadito ma si sa, con il progresso tutto può succedere e chi ci crede ci spera e si rasserena…

Giuseppe Conte

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