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Indagine Campania: chi si prende cura di chi cura?

 

Torino, 10 luglio 2018 – Sono milioni in tutta Italia, da nord a sud. Assistono un proprio familiare – come un figlio, un genitore, un coniuge – disabile, malato, comunque non autosufficiente. Un’attività molto faticosa quella dei cosiddetti caregiver, che si svolge all’interno delle mura domestiche per molte ore ogni giorno o addirittura a tempo pieno. Cercando un equilibrio che spesso diventa impossibile con il resto della famiglia, il lavoro, gli impegni quotidiani. E che obbliga a una vita di rinunce, difficoltà e sacrifici.

L’arrivo dell’estate, però, è anche per i caregiver il momento di prendersi finalmente una pausa: così la pensa la stragrande maggioranza dei campani, secondo i quali un po’ di riposo è fondamentale per recuperare le forze e riprendere al meglio, al rientro, l’attività. Solo il 7% infatti pensa che nemmeno in questo momento dell’anno ci si possa concedere un, pur breve, periodo di vacanza. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare1.

Ma come organizzare la pausa senza ridurre le cure del proprio caro? Per quasi un campano su due (44%) la soluzione migliore è richiedere un servizio di assistenza domiciliare con personale esperto, il 39% si affiderebbe a un’associazione di volontariato o a una struttura ad hoc e un ulteriore 31% a un parente in grado di sostituirlo.

Assistere con continuità un familiare in stato di bisogno può essere infatti un compito molto gravoso, che condiziona la vita del caregiver in molteplici aspetti: secondo gli intervistati, i principali sono gli effetti sulla sfera personale e lavorativa (61%) con rinunce alla carriera, agli svaghi e al tempo libero.

A preoccupare sono anche i contraccolpi psicologici (49%), che possono manifestarsi con stati di ansia, depressione o persino senso di colpa, le ricadute economiche (48%) per i costi legati all’assistenza e gli effetti sulla salute stessa di chi assiste (44%).

Le difficoltà aumentano, poi, se il caregiver non dispone di risorse economiche sufficienti (52%), deve far fronte ai compiti di cura da solo (34%), senza una rete relazionale solida a cui affidarsi, o abita in lontano dalla famiglia (33%).

Ma non solo: dedicarsi anima e corpo a questa attività porta spesso a mettere in secondo piano le proprie esigenze, fino ad adottare comportamenti errati e pericolosi. Secondo i campani, fra i principali rischi c’è quello di lasciarsi assorbire al punto da trascurare la propria salute (52%), rimandando o addirittura non sottoponendosi a visite ed esami medici, ma anche quello di non chiedere aiuto e pensare di poter fare da solo (49%), addossandosi in toto i compiti di cura, di non dedicare tempo alle relazioni sociali (43%) e di annullare i rapporti con gli altri membri della famiglia (38%).

Che cosa può aiutare allora il caregiver nella sua attività? Al primo posto, dicono gli abitanti della Campania, misure di sostegno economico (48%) e forme di conciliazione vita-lavoro (44%), che permettano un’organizzazione più flessibile degli orari. Importante sarebbe inoltre poter contare su un sostegno psicologico (39%) o delegare a terzi alcune attività quotidiane, come la spesa (33%), ma anche conoscere le diverse soluzioni di assistenza disponibili per il caregiver stesso (34%) e ricevere informazioni sulla patologia in questione (30%). Un ulteriore 21% ritiene utili i servizi di telemedicina, con cui è possibile monitorare e inviare a distanza i parametri vitali dell’assistito.

Il tema della non autosufficienza ricopre un ruolo centrale nell’ambito del welfare in Italia. Occorre però sapere che, accanto alle persone che soffrono di queste gravi problematiche, molte volte sono i familiari stessi a far fronte direttamente ai compiti di cura, dedicando tempo e risorse all’assistenza dei loro cari. Proprio questo è il tema che abbiamo voluto affrontare con il nostro Osservatorio, portando alla luce le percezioni degli italiani rispetto a un fenomeno di forte attualità.” – Commenta Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo – “Come Reale Mutua, siamo molto sensibili a questo tema e offriamo soluzioni domiciliari che permettono di migliorare sia l’assistenza e la cura dei pazienti sia la quotidianità di chi sta loro vicino, anche attraverso soluzioni tecnologiche”.

 

1 Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.

Fondata a Torino nel 1828, la Società Reale Mutua di Assicurazioni è la più importante Compagnia di assicurazioni italiana in forma di mutua. È capofila di Reale Group, un Gruppo internazionale nel quale operano più di 3.180 dipendenti per tutelare oltre 3,8 milioni di Assicurati. Reale Mutua offre una gamma molto ampia di prodotti, sia nei rami Danni sia nei rami Vita. I suoi Soci/Assicurati sono quasi 1,4 milioni, facenti capo a 349 agenzie su tutto il territorio italiano. La Società evidenzia un’elevata solidità, testimoniata da un indice di solvibilità che si attesta al 334% (Solvency II).

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