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Simone Lo Presti: “C’è la neve nei miei ricordi…”

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La città ha chiuso gli occhi da almeno tre ore e si coccola nel caldo delle sue coperte. Io no. Sonno non ne ho. Non ho intenzione di rintanarmi a letto. Esco. Fuori fa molto freddo. Decido di fare una passeggiata stretto nel calore della lana di una sciarpa ritrovata nel cassetto dei regali mai usati, chissà perché non l’ho tirata fuori prima da quel purgatorio.

E’ da un po’ che passeggio. Ho ormai perso la cognizione del tempo e dello spazio. Non so perché sono qui. Senza volerlo, inconsapevolmente, mi ritrovo sotto casa sua. Lei, che conosco da poco. Anzi lei che non conosco affatto, ma che ha già rubato il filo dei miei pensieri. Mi fermo. Fisso immobile il secondo piano. Ormai è la terza notte che vengo qui. La strada la conosco come le mie tasche. Accendo una sigaretta. Me la immagino stanca, coccolata tra le braccia del suo piumone.

Chiudo gli occhi. Vedo i suoi: grandi, di scura luce, che entrano nei miei. Fuori è bianco. Lei è davanti a me. Quello sguardo, quell’incrocio di occhi, quel groppo alla gola immenso, come poter dimenticare…Li riapro.  Un fremito dentro e un pugno allo stomaco fermano la magia che stava cominciando, mi riportano alla realtà. Maledetto piumone se solo…se solo fossi al posto tuo, sarebbe tutto più facile. O perlomeno sarebbe tutto già accaduto, la parte difficile già superata. Non so come spiegarglielo. Sembra tutto così chiaro in me, ma poi…la lingua si intorpidisce, si attorciglia, le parole fuggono, le voce tremando si fa muta. E poi non sono mai stato bravo con le parole. Non che i fatti mi riescano meglio. Insomma sono una frana in entrambi i casi. Richiudo gli occhi che è meglio. “Scusami, potresti farmi posto sul divano?” D’un tratto mi si era staccata la presa dal cuore, non funzionava più niente. Tutto in corto circuito. “Comunque piacere Irene”. Le strinsi la mano piccola farfugliandole il mio nome (o almeno credo). Mi spostai per inerzia. Qualche minuto dopo realizzai la figura di merda che avevo appena fatto. La guardavo. Non era bellissima, ma aveva colpito i miei sensi sin dal primo sguardo. Sarà stato il taglio degli occhi, le lentiggini che le bagnavano il viso come la rugiada sulle foglie le mattine d’estate.

Sai una cosa Irene? Io non credevo che qualcuno potesse diseredarmi i battiti della volontà. Ma ora non ne ho più una, ce l’hai tu la mia. Non posso farci nulla. I miei occhi hanno fermato in un fotogramma, indelebile nella memoria, il tuo sorriso puro e sincero, come nessuna macchina fotografica al mondo potrebbe fare meglio.

Ti lascio un biglietto qui, sotto il portone. Spero lo troverai domattina uscendo di casa. “C’è la neve nei miei ricordi, c’è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare…tanto qua sotto nulla è peccato…  Nulla. Neppure il mio amore”.

Simone Lo Presti

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