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VIDEO: da Agropoli (SA) il nuovo videoclip del cantautore Mico Argirò, “Il polacco”

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Agropoli, 29 settembre 2016 – Dopo un’anteprima in esclusiva su Fanpage.it (raggiungendo in pochi giorni le 18mila visualizzazioni) esce su Youtube “Il polacco”, nuovo singolo del cantautore Mico Argirò.

«“Il Polacco” è la storia di un personaggio senza terra e senza meta, un viaggiatore; alla sua vita fatta di “asfalto amaro d’amare” è ispirata una canzone geografica, mix di stili diversi (dagli ottoni esteuropei allo stacco latin, dalla chitarra elettrica al cajon). È un brano a cui tengo molto e che segna un cambiamento nel mio modo di fare musica, un passo in avanti verso direzioni nuove».

Il videoclip, girato da Ciro Rusciano, è ambientato nel Cilento, terra madre di Mico Argirò, originario di Agropoli (SA).

«Il clip racconta la storia di un barbone che, nel suo girovagare, incontra un uomo misterioso che lo proietterà in un inspiegabile viaggio mentale ed esoterico. È girato nel Cilento, tra uliveti, sobborghi cittadini e un casale del 1700 (in location, quindi, uniche). Quella raccontata nel videoclip è una storia a sé stante rispetto a quella narrata nel brano, ma che lo arricchisce di significati e di chiavi di lettura. L’uliveto è della mia ragazza, ad Altavilla Silentina. Il casale è invece della famiglia Siniscalchi Montereale, a Torchiara: è un casale molto antico, con una cappella a devozione. Il resto delle scene sono girate ad Agropoli, sotto un ponte: zone abbastanza suburbane».

Il singolo anticipa l’uscita dell’album album “Vorrei che morissi d’arte”, prevista per il 29 ottobre.

«“Vorrei che morissi d’arte” è insieme un augurio e una minaccia, una mia visione della contemporaneità, tra scacchisti e potenti, pazzi, girovaghi e sentimenti puri. È un album che narra di storie semplici, senza retorica o eccessive costruzioni. I brani sono il frutto di anni di lavoro e di scrittura, di registrazioni e sacrifici, di serate e, soprattutto, di nottate a lavorare: anni in cui sono cambiato, cresciuto, maturato. Tengo davvero molto a questo lavoro».

“Vorrei che morissi d’arte” è un album in bilico fra la canzone d’autore italiana e il pop-rock internazione, senza disdegnare incursioni verso generi musicali quali il reggae e la musica concreta.

«In “Vorrei che morissi d’arte” è presente l’influenza della canzone d’autore italiana (De André, De Gregori, Capossela) senza disdegnare aperture verso altri autori quali  Sting, Goran Bregović, i Beatles, i Pink Floyd o, ancora, Yann Tiersen (che è uno dei miei modelli per quanto riguarda la stesura delle musiche che compongo per il teatro) fino al reggae e alla musica concreta di Cage».

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