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Volontariato a Bollate: 1200 ore settimanali di lavoro regalato

 

Cosa succederebbe se nel carcere di Bollate non ci fossero i volontari? Probabilmente tutte le attività che si svolgono grazie a loro sarebbero sospese, i detenuti che vivono in un carcere aperto, nel quale si muovono liberamente, dovrebbero restare chiusi nei loro reparti, quelli che vanno a scuola non potrebbero più avere il sostegno di tutor, le cooperative dovrebbero contare solo sui loro dipendenti e insomma, la vita in carcere sarebbe quantomeno più faticosa.  Ma per fortuna i volontari ci sono e sono tanti.

Per la prima volta è stato fatto un censimento preciso della presenza del volontariato in carcere, con dati aggiornati a fine marzo 2018.

I volontari in questo carcere sono più di 200 persone, che offrono circa 1200 ore settimanali di lavoro, equivalenti all’impegno di una ventina di dipendenti a tempo pieno.  Sono presenti soprattutto nei reparti maschili, ma alcune iniziative sono rivolte in modo specifico alle donne. Si occupano principalmente di cultura, di assistenza e di sostegno alla persona coinvolgendo circa il 70 per cento dei detenuti.  Complessivamente sono 37 le associazioni di volontariato ma anche le cooperative di lavoro presenti in carcere utilizzano volontari che collaborano nella gestione delle attività o offrono consulenze qualificate. Nel dossier tutte le informazioni su chi fa cosa, per quanto tempo e con chi.

Le 37 associazioni attive a Bollate non riscontrano gravi problemi nello svolgimento del proprio lavoro, ma le maggiori criticità riguardano il reparto femminile: le donne si adattano meno al carcere e vivono in una realtà fatta e pensata dagli uomini e per gli uomini. Uno sguardo maschile sull’universo detentivo femminile, che fa fatica a coglierne la specificità.  Questo disagio è la causa di un palpabile malessere e di una discontinuità nell’adesione alle attività proposte, che comunque sono nettamente inferiori rispetto a quelle indirizzate agli uomini. Molte associazioni lamentano la cronica difficoltà a organizzare attività congiunte, che consentirebbero alle donne di partecipare alle iniziative che si svolgono nei reparti maschili.

Altri problemi, che accomunano uomini e donne, riguardano la partecipazione a iniziative esterne.

Sempre in questo numero un articolo sulla sessualità in carcere e un commento al catalogo della mostra dedicata alla Mala a Milano che si è tenuta a Palazzo Morando: la ligera raccontata da hi la conosce da vicino.

 Susanna Ripamonti, direttrice di Carte Bollate

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