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#SaturdayInArt : Halloween nell’arte: dal “Mundus patet” degli antichi romani e lo Shamain celtico, fino alle rappresentazioni contemporanee

 

SinergicaMentis, in questa giornata del 31 ottobre, vuole a suo modo soffermarsi su Halloween attraverso l’arte. Iniziamo dicendo, brevemente, che non si tratta di una ricorrenza “made in USA” – anche se qui è cresciuta in termini commerciali – ma ha origini irlandesi. Infatti, affonda le sue radici nella tradizione celtica. Nello specifico, deriva da un’antica festa, il Capodanno celtico (“Samhain” dal gaelico samhuinn che vuol dire “summer’s end: fine dell’estate). Quest’ultimo segnava la fine della stagione calda dei raccolti e l’inizio della stagione fredda. Come ora, il “Samhain” si festeggiava nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, un arco temporale in cui – secondo gli antichi celti – il mondo dei vivi entrava in contatto con quello dei morti. Così, risalendo all’etimologia della parola Halloween (in irlandese Hallow E’en), questa deriva dalla forma contratta irlandese dell’inglese settecentesco “All hallow’s-even” (dove “hallow” in inglese arcaico significa santo), che tradotto vuol dire: “Vigilia di Ognissanti”[1].

Tuttavia, tale festività non è una prerogativa esclusiva degli anglosassoni. Come evidenziano diverse testimonianze del passato, anche gli antichi romani – probabilmente subendo l’influenza di un rituale di origine etrusca – celebravano una festa simile: il “Mundus Patet”, il “mondo è aperto”.

Facendo riferimento ad alcuni scritti dell’epoca e alle diverse interpretazioni ad opera degli studiosi, prevale la posizione secondo cui il “mundus” fosse una fossa profonda – come si legge in Plutarco (in “Vita di Romolo, XI): «[…] Chiamano questa fossa con lo stesso nome che danno al cielo, cioè mundus.» – di forma circolare (come la volta celeste), scavata in uno spazio sacro (per alcuni studiosi dentro o in prossimità del tempio di Cerere, la dea del frumento ma anche degli inferi) consacrato agli Dei Mani, gli spiriti dei defunti divinizzati. Tale fossa, quindi, era considerato un varco che collegava il modo dei vivi con quello dei morti. Secondo quanto scrive il grammatico Sesto Pompeo Festo, tale passaggio era chiuso da una lastra in pietra (lapis manalis) al fine di impedire ai morti di risalire dagli inferi attraversando la “Porta dell’Orco” (Fest. 128). Inoltre, sempre come riporta Festo, tale porta veniva aperta tre volte all’anno, in date ben precise: il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre.

Date che sono confermare anche Ateio Capitone nel VII libro pontificale: «[…] ter in anno patere solet, diebus his: postridie Volcanalia, ante diem tertium nonas octobris et ante diem VI id. nov. [trad. “[…] solitamente è aperto tre volte all’anno nei seguenti giorni: dopo la festa dei Volcanalia (24 agosto), tre giorni prima delle none di ottobre (5 ottobre), e sei giorni prima delle idi di novembre (8 novembre)”].»[2] Da qui il “Mundus patet”, giorni considerati funesti, in cui era opportuno astenersi dall’intraprendere qualsiasi attività religiosa o laica.

Fatta questa sintetica ma doverosa premessa, tra teschi, scheletri, zucche, streghe e scene gotiche: ecco una selezione di opere d’arte – di artisti noti e meno noti – che rappresentano Halloween.

Iniziamo, con alcune rappresentazione artistiche del “Mundus patet” e del “Memento Mori”:

Sarcofago romano degli sposi con Mercurio di guardia alla porta dell’Ade, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze (Fonte foto: Wikimedia Commons)

 

Il mosaico del “Memento Mori”, Pompei Officina Coriariorum – Conceria, attualmente conservato al Museo Archeologico di Napoli (fonte foto: pagina ufficiale del Parco Archeologico di Pompei)

 

“Scheletro coppiere”, mosaico romano (I secolo D.C.) rinvenuto a Pompei e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

Un altro mosaico rappresentate il “Memento Mori” ritrovato nel Convento di San Gregorio sulla via Appia e oggi conservato nel Museo Nazionale Terme di Diocleziano a Roma

Suggestioni e tradizioni che, nel corso del tempo, si sono tramandate fino ai nostri giorni con diverse connotazioni. Giusto per fare qualche esempio, in Italia: la “Festa dei Morti” in Sicilia e “Is Animeddas”, la festa dei morti in Sardegna (entrambe celebrate il 2 novembre, che sembrano aver subito l’influenza dello “Samhain”). Cambiando continente, in Messico si festeggia el “Día de los Muertos, di origine precolombiana che si svolge generalmente tra il 28 ottobre e il 2 novembre (sottolineiamo che quest’anno, causa Covid, ogni festeggiamento è stato sospeso, ndr). Qui, la protagonista della festa è la “Pelona”, la morte rappresentata attraverso le calaveras (teschi) e calacas (scheletri) ornati a festa. A tal proposito:

Diego Rivera, Murale “Sogno di una domenica pomeriggio all’Alameda central” (1947)

Invece, per una rappresentazione contemporanea de el “Día de los Muertos:

Jasmine Becket-Griffith,”Soulful Spirits 1″  

 

Jasmine Becket-Griffith, “Jack and Sally”, ©Disney  

 

                    Marina del Pozo (Spagna), “Painted Mask” (2019), Acrilico su tela (stima 1.200 €)

 

Carlos Casadesús (Spagna), “Halloween 2” (2020), Olio su tela (stima 950 €)

Accanto ai teschi e agli scheletri, altre figure suggestiveche animano la notte di Halloween: sono le streghe.

Francisco Goya, Il sabba delle streghe (1819-1823), © Museo del Prado, Madrid

 

Salvator Rosa, Streghe e incantesimi, 1646

 

David Teniers II (attr.), Hekserijscène, 1635 ca.

 

David Teniers II, Vertrek naar de sabbat, ca. 1640-50

Infine, che Halloween sarebbe senza le zucche? Anche in questo caso, la tradizione di intagliare le zucche ed usarle come delle lanterne accese da collocare davanti alle finestre e porte di casa per spaventare gli spiriti maligni, ha origine in una vecchia leggenda irlandese: la leggenda di Jack-O’-Lantern.

Si tratta della storia di Jack, un varo ubriacone, così scaltro da riuscire a ingannare più volte il diavolo. Giunta l’ora della sua morta – per i suoi innumerevoli peccati – alla sua anima fu vietato l’accesso alle porte del paradiso. Presentatosi al cospetto del diavolo, fu scacciato da quest’ultimo dall’inferno e costretto a vagare dannato sulla terra con un tizzone acceso che gli era stato lanciato dietro da Belzebù. Luce del tizzone che, secondo la leggenda, è possibile scorgere durante notte di Halloween.

Concludiamo questo breve excursus artistico dedicato a Halloween, con una rappresentazione in chiave moderna e a tinte più leggere della leggenda di Jack-O’-Lantern e delle zucche intagliate.

Julie Pace Hoff (Stati Uniti), “Modern american Jack-O-Lanterns” (2014), Olio e inchiostro su tela (stima 2.620 €)

 

Julie Pace Hoff (Stati Uniti), “Halloween trick or treating” (2014), Olio e inchiostro su tela (stima 1.270 €)

 

                     Katia Weyher (Francia), “Boo” (2014), Olio su tela (stima 12.000 €)

 

Jasmine Becket-Griffith, “Pumpkin Pixie”

 

Jasmine Becket-Griffith

 

«Inventiamo orrori per aiutarci ad affrontare quelli veri.»
(Stephen King)
Rosy Merola

 

 

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[1] https://www.irlandaonline.com/halloween/la-vera-storia-di-halloween/

[2] Link dei siti in cui sono state tratte le informazioni:

https://die-arkivierin.livejournal.com/24362.html

https://mosmaiorum2016.wordpress.com/2020/10/21/iii-non-oct-5-c/#more-409

https://www.identitainsorgenti.com/galleries/memento-mori-quel-mosaico-che-ricorda-gli-antichi-riti-legati-ai-morti/

 

 

 

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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