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Art&Finance: omaggio al maestro torrese Gennaro Garofalo e ai suoi cammei

 

Come scritto in altre sedi, per “bene rifugio” s’intende quel complesso d’investimenti che vengono effettuati nei momenti di instabilità economica, in quanto conservano nel tempo il loro valore e, allo stesso tempo, tendenzialmente consentono anche un buon margine di guadagno sul lungo periodo. Sono ritenuti tali: oro, diamanti, immobili, valute, opere d’arte.

Fino ad ora, Art&Finance – come fa intuire il nome – ha dato precedenza a opere d’arti quali dipinti e sculture. Tuttavia, date le performances del mercato dei gioielli, non si può non tenerne conto. Stando agli analisti, si prevede che il valore del mercato della gioielleria potrebbe aumentare dai quasi 279 miliardi di dollari USA registrati nel 2018 a circa 480,5 miliardi di dollari entro il 2025.

In particolare, ci sono dei gioielli che possono essere considerati essi stessi una forma di arte figurativa. Alcuni, infatti, sono piccoli ma preziosi capolavori. È il caso dei cammei in conchiglia, in corallo o in altri materiali.

Tra mito e realtà, il corallo (un animale marino appartenente alla classe degli Antozoi) ha una storia millenaria il cui uso si evolve nel tempo. Impiegato sin dall’epoca degli antichi greci in ambito farmacologico, è dal XVIII secolo che il corallo – nello specifico il corallo rosso (corallium rubrum) presente nel mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale –, comincia ad essere utilizzato come monile o ornamento insieme ad altri materiali preziosi (argento, oro, madreperla e così via).

Fu proprio in quel periodo che iniziò a crescere la fama di Napoli e, soprattutto, di Torre del Greco per quanto concerne la pesca e la lavorazione del cosiddetto “oro rosso”. Come evidenzia un documento storico[1], fu in quest’ultima località che – il 27 marzo 1805 – il direttore della Reale Compagnia d’Africa (Compagnie Royale d’Afrique), Paul Barthélemy Martin riuscì a ottenere da Ferdinando IV una privativa decennale che gli permetteva di avviare la prima fabbrica destinata alla lavorazione del corallo: la Real Fabbrica di Coralli della Torre del Greco.

Da allora, la città in provincia di Napoli si è specializzata così tanto nella lavorazione e realizzazioni di gioielli e cammei al punto tale da essere definita “la capitale mondiale del corallo”. Maestri incisori capaci di realizzare delle vere e proprie opere d’arte, non solo in corallo ma anche in conchiglia sardonica. Unico posto al mondo in cui viene realizzata questa forma di lavorazione.

Questa breve premessa si è resa necessaria al fine di sottolineare l’importanza storica ed economica di tale settore, diventato un’eccellenza del made in Italy grazie alla passione, all’estro, all’abilità artistica degli incisori.

A tal riguardo, in questo spazio, Art&Finance ha deciso di omaggiare uno dei più rappresentativi incisori del corallo e della conchiglia sardonica, il quale – lo scorso 16 gennaio – avrebbe compiuto 80 anni: il maestro torrese Gennaro Garofalo

Scomparso il 5 luglio 2020, il maestro Garofalo è stato un innovatore per quanto concerne l’incisione dei cammei. Sperimentando, è andato oltre l’iconografia classica, riuscendo a conferire alle sue opere una incredibile morbidezza plastica, raggiungendo alti livelli di grazia ed eleganza. Il suo stile unico e inconfondibile apre nuovi scenari nella lavorazione dei cammei, dando il via negli anni settanta alla cosiddetta era del “Cammeo Garofalo”. Detto ciò, per omaggiare come si conviene Gennaro Garofalo non si può fare altro che condividere una esigua selezione delle sue creazioni incise su conchiglia sardonica (foto e specifiche sui cammei sono stati recuperati dalla mostra digitale realizzata dalla Casa D’Aste Coralli e Cammei di Torre del Greco. Qui il sito della mostra: https://www.astecoralliecammei.it/mostra-digitale-gennaro-garofalo/)

 

Titolo: “Le Maschere
Autore: Gennaro Garofalo
Data: 1984
Tecnica: Incisione su conchiglia sardonica (Cassis Madagascariensis)
Dimensioni: 110 mm, forma rotonda
Quotazione: Collezione privata

 

Titolo: “Plasmati dal Divino
Autore: Gennaro Garofalo
Data: anni 90
Tecnica: Incisione su conchiglia sardonica (Cassis Madagascariensis)
Dimensioni: 120×90 mm

 

Titolo: “Recondite origini
Autore: Gennaro Garofalo, i figli Filippo e Crescenzo Garofalo
Data: 2000/2010
Tecnica: Incisione su conchiglia sardonica (Cassis Madagascariensis), stile/tecnica colorazione Fantasy
Dimensioni: 95×75 mm, forma ovale
Quotazione: Collezione privata
Nota: L’opera è stata realizzata in collaborazione con i figli Filippo e Crescenzo, creatori della tecnica Fantasy.

 

Titolo: “Suggestioni notturne
Autore: Gennaro Garofalo e figli
Data: 2010/2015
Tecnica: Incisione su conchiglia sardonica (Cassis Madagascariensis), stile/tecnica colorazione Fantasy, presenza di pietre semipreziose e oro 18 carati
Dimensioni: 80×65 mm, forma ovale
Quotazione: Collezione privata
Nota: L’opera è stata realizzata in collaborazione con i figli per quanto riguarda l’intarsio e la colorazione.

 

Titolo: “Mani
Autore: Gennaro Garofalo
Data: 2014
Tecnica: Incisione su conchiglia sardonica (Cassis Madagascariensis)
Dimensioni: 55×40 mm

 

Rosy Merola

 

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[1] http://www.lospeakerscorner.eu/wp-content/uploads/2020/06/Real-Fabbrica-della-lavorazione-del-corallo.png

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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