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Art&Finance, Tulum di Javiera da Fonseca (scheda di lettura)

 

Per la rubrica #SaturdayInArt, oggi ci soffermiamo sulla trattazione di un’opera dell’artista contemporanea Javiera da Fonseca dal titolo “Tulum“. Nata in Cile nel 1982, attualmente vive e lavora in Messico. La sua espressione artistica è essenzialmente pittorica. Evidente nell’artista la ricerca cromatica e architettonica, nonché l’emozione nella realizzazione dei paesaggi esotici, frutto dei viaggi attraverso l’America Latina e il Nord America. Nei dipinti di Javiera de Fonseca la realtà si mescola al mondo onirico generando un mix tra il paesaggio urbano storico in stile fantasy che si trasforma, a sua volta, in un viaggio dall’antichità e dalle prime civiltà fino a condurre all’architettura moderna.

 

 

Nome e cognome dell’artista: Javiera da Fonseca
Titolo dell’opera: Tulum
Data: 2018
Tecnica: Acrilico su tela
Misure in cm: 100 x 120 x 4 cm
Collocazione, Città: Città del México
Collocazione, Museo o Luogo di esposizione: Casa Equis, galleria d’arte

 

Il tipo di paesaggio raffigurato

Nel dipinto viene raffigurato un romantico paesaggio marino. Un angolo paradisiaco di una spiaggia di Tulum, località sulla costa caraibica della penisola messicana dello Yucatán. Come sempre, la natura è la protagonista assoluta nei dipinti dell’artista di origine cilena. Attraverso lo stile figurativo, grazie all’uso di colori acrilici al neon e pastello, le sue opere prendono vita, facendo fare all’osservatore un viaggio in un mondo incredibilmente colorato, quasi fantasy.

Le parti del paesaggio

In basso a sinistra del dipinto è rappresentato un albero (una palma), che cresce sulla fine sabbia bianca che caratterizza la spiaggia. Un po’ nascosto dalle fronde dell’albero – a metà altezza del dipinto, alla sinistra di chi l’osserva – troviamo uno scoglio/roccia. Sulla stessa altezza, ma alla destra dell’osservatore, l’artista ha rappresentato la battigia della spiaggia dove sbattono al suolo spumose onde bianche. All’orizzonte, una striscia di mare color turchese. Dall’azzurro del mare – salendo verso l’estremo superiore del quadro – inizia la rappresentazione del cielo sereno, prima in una sfumatura rosa. A mano a mano che si sale, il cielo – superata una scia luminosa-fluorescente dalle sfumature rosa, turchese e blu/viola che ricorda un po’ il fenomeno dell’aurora boreale – il cielo diventa notturno ammantato di stelle. Nello specifico, il cielo è rappresentato in una condizione metereologica di tempo stabile e sereno, privo di nuvole e statico.

Infine, l’artista immortala il paesaggio nella cosiddetta “ora blu”: quel peculiare momento (questione di pochissimi minuti) della giornata che si verifica in corrispondenza del crepuscolo oppure all’alba. Quell’attimo in cui si assiste al passaggio dalla luce del giorno al buio della notte e viceversa. In particolare, nel dipinto in esame, la rappresentazione di un cielo stellato – quindi notturno – fa pensare che Javiera da Fonseca abbia dipinto uno scorcio di una spiaggia di Tulum al crepuscolo. Quando la luce della cosiddetta “ora blu” crea un’atmosfera quasi surreale, effetto che l’artista accentua con i colori brillanti al neon.

Rosy Merola

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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