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Concerto di Capodanno di Vienna: la Marcia di Radetzky diventa politically correct

(Foto: vienna-concert.com)

 

In queste ore, sta facendo discutere la notizia riguardante la decisione della Wiener Philharmoniker di cambiare – in occasione del tradizionale Concerto di Capodanno -, la Marcia di Radetzky, ritenendo “il finale nazista”. Come è stato fatto notare da qualcuno, il brano fu composto in onore del conte Radetzky, morto – il 5 gennaio 1858 – molto tempo prima dell’ascesa al potere di Hitler.

Dopo tale decisione dell’orchestra di Vienna, qualche giornale è andato oltre asserendo che la nota Marcia non è la sola ad avere una connotazione nazista, ma lo sarebbe il tradizionale Concerto di Capodanno in toto. In particolare, come si legge su Libero.it: «Potrebbe essere tuttavia imbarazzante ricordare loro che fu Hitler stesso a volere l’istituzione del Concerto di Capodanno, inaugurandolo il 10 ottobre del 1939. Lo storico Fritz Trümpi ha dimostrato che il concerto faceva parte della macchina di propaganda di Joseph Goebbels e cita un contratto tra la Filarmonica di Vienna e il Reichsrundfunkgesellschaft, la radio del regime». Per onore di cronaca, tale punto di vista è condiviso anche da altri siti d’informazione.

Tuttavia, qualche tempo fa, le informazioni reperite per la redazione di un mio articolo su tale evento (che seguo sin da quando avevo 8 anni, non perdendomene nemmeno uno…) sembrerebbero essere di tutt’altro avviso:

«ORIGINI – Come accennato nell’incipit, il primo Concerto risale al 1939. In particolare, la nascita di tale tradizione, ha una connotazione storico-politica, che affonda le sue radici nel bisogno di salvaguardare l’identità nazionale austriaca, dopo l’annuncio – il 12 marzo del 1938 – da parte della Germania dell’annessione dell’Austria, che, in questo modo – fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945 – divenne una provincia tedesca. Così, per mantenere viva la propria identità nazionale, l’allora direttore d’orchestra Clemens Krauss – la sera del 31 dicembre 1939 – decise di organizza un concerto speciale e straordinario (“Außerordentliches Konzert”), con un repertorio completamente dedicato alla figura di Johann Strauss j».

In sostanza, secondo quanto riportato sopra, il concerto non risulterebbe essere nato per volere del Führer. Nasce, semmai, con finalità diametralmente opposte, per affermare la propria identità nazionale. Un modo di procedere che, eventualmente, potrebbe essere verosimile, dato che spesso il mondo dell’arte e della cultura ha utilizzato il proprio estro creativo per opporsi e/o sostenere le proprie idee rispetto al sistema socio-politico che lo circonda. Nonostante ciò, non avendo effettuato come si conviene un’accurata ricerca storiografica – scartabellando documenti attendibili in biblioteche e archivi – non reputo intellettualmente onesto sostenere che una delle due versioni sulla origine del Concerto di Vienna sia quella esatta.

Per schiarirci un po’ le idee, eventualmente, si potrebbe far riferimento ad un dato attendibile, ovvero il programma eseguito nel primo concerto del 1939 (qui l’articolo indicato):

• Morgenblätter valzer, op. 279
• Annen-Polka op. 117
• Csárdás dall’opera Ritter Pásmán
• Kaiser-Walzer op. 437
• Leichtes Blut polka-schnell, op. 319
• Egyptischer-Marsch op. 335
• Geschichten aus dem Wienerwald valzer, op. 325
• Pizzicato Polka op. 234
• Perpetuum mobile. Ein musikalischer Scherz op. 257
• Ouverture dall’operetta Die Fledermaus

Partendo dal primo brano, “Morgenblätter valzer”, sembra che Strauss fu – in un certo senso – obbligato a scriverlo in risposta ad un valzer composto da Jacques Offenbach per l’associazione di giornalisti Concordia. Il direttore d’orchestra dell’epoca Clemens Krauss, quindi, aveva deciso di aprire il concerto con un brano che nasceva come una sorta di contrapposizione a quello scritto da Offenbach, un compositore – guarda caso – di origine tedesca (scelta casuale o finalizzata? Chissà). Proseguendo in questa peculiare “analisi” del programma del primo concerto, troviamo la “Annen-Polka” di Strauss, nome che trae la sua origine da una delle festività viennesi più importanti, la festa di Sant’Anna. Un componimento dalla inconfutabile connotazione nazionale. Tra le altre cose, sembra che la sua prima rappresentazioni si sia svolta nel giardino di uno dei palazzi del Prater di Vienna chiamato Zum Wilden Mann (tradotto “L’uomo selvaggio”. Un “velato” riferimento a Hitler o semplice coincidenza? Non è dato sapere). In merito, invece, al brano “Kaiser-Walzer”, le motivazioni storiche che indussero Johann Strauss al suo componimento – nel 1889 – sono legate alle celebrazioni che si erano svolte in concomitanza della visita dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria all’imperatore di Germania Guglielmo II. Un incontro che aveva rafforzato il legame tra i due imperi (una scelta che potrebbe far protendere la bilancia in favore della posizione sostenuta da Libero.it, se non fosse che Strauss – in un primo momento – aveva scelto di chiamare il valzer “Mano a mano”. Un titolo che rendeva omaggio prevalentemente alla figura del monarca viennese, cosa che indusse l’editore a chiedere a Strauss di cambiare il titolo con “Kaiser-Walzer”). Che dire poi di “Geschichten aus dem Wienerwald” (Storielle del bosco viennese)? Un valzer che, attraverso il suono di strumenti caratteristici quali la cetra, mescolato ai ritmi tipici del ländler, idealmente trasportano l’ascoltatore in una di quelle ambientazioni che fanno molto film della saga “Sissi” e relativo impero austriaco.

Superfluo dire che le divagazioni di cui sopra rappresentano soltanto delle congetture. Delle suggestioni senza un valido riscontro che ne avvalori la tesi. L’unica cosa certa è che epurando la Marcia di Radetzky, gli estimatori del “Das Neujahrskonzert der Wiener Philharmoniker” sono stati in parte privati di uno dei momenti topici di tale evento. Senza il quale – per chi lo segue da sempre – non si può affermare che sia davvero Capodanno.

Rosy Merola

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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