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Insegnanti d’Europa, un nuovo rapporto Eurydice

Indire

FIRENZE, 01 LUGLIO 2015 – In Europa gli insegnanti realizzano corsi di formazione all’estero principalmente grazie ai finanziamenti per la mobilità nell’ambito del Programma Erasmus+. Questo uno dei tanti dati emersi dall’ultimo rapporto della rete Eurydice La professione insegnante in Europa: pratiche, percezioni e politiche, presentato il 25 giugno alla Commissione europea a Bruxelles. Il rapporto analizza la relazione fra le politiche che regolano la professione insegnante, le pratiche, le opinioni e le percezioni di due milioni di insegnanti che lavorano nelle scuole secondarie inferiori dei 28 Paesi Ue, più Islanda, Liechtenstein, Montenegro, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Norvegia, Serbia e Turchia. Lo studio si basa sull’analisi di dati Eurydice ed Eurostat/UoE e sull’analisi secondaria di dati dell’indagine OCSE TALIS del 2013.

Quattro gli ambiti analizzati: condizioni demografiche e lavorative, formazione iniziale, sviluppo professionale, attrattività della professione insegnante e mobilità transnazionale. Tra i dati emersi dallo studio, scopriamo che è soprattutto grazie a Erasmus+ che docenti in servizio e futuri docenti realizzano mobilità per studio o sviluppo professionale all’estero. Quasi un quarto degli “insegnanti in mobilità” è stato all’estero per motivi professionali grazie a questa misura, mentre programmi di formazione finanziati a livello nazionale o regionale permettono una formazione in Europa in 1 caso su 10. Quest’anno in Italia saranno oltre 1.700 docenti di scuole italiane che l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire ha selezionato e che nei prossimi mesi partiranno per svolgere un corso di formazione o un periodo di codocenza in scuole europee, un dato che rappresenta un incremento dell’8% rispetto allo scorso anno.

I dati sul contesto demografico evidenziano ancora che la professione docente è appannaggio del genere femminile. Registrano, inoltre, il rischio di una prossima carenza di personale docente a livello europeo: due terzi sono infatti over 40 e circa il 40% andrà in pensione nei prossimi 15 anni. L’Italia ha gli insegnanti più “vecchi” d’Europa: assenti quasi del tutto i docenti delle scuole secondarie di I grado sotto i 30 anni, mentre circa il 44% ha fra i 50 e i 59 anni e gli over 60 sono quasi il 20%. Tra i numerosi dati offerti dallo studio si trovano anche quelli sulla valutazione, aspetto  analizzato nell’ottica di un miglioramento della percezione della professione docente. Principalmente, come mostra la figura sotto, la valutazione dei docenti spetta al capo di istituto o a un valutatore esterno, su base regolare o in specifiche circostanze, e può anche comprendere forme di autovalutazione.

Come si può vedere, una qualche forma di valutazione degli insegnanti regolata a livello centrale è presente in tutti i Paesi eccetto l’Irlanda, l’Italia, l’Olanda, la Finlandia, la Scozia, la Norvegia e la Turchia. In questi Paesi, tuttavia, molto spesso le scuole sono libere di organizzare in maniera autonoma le proprie strategie di sviluppo professionale degli insegnanti, incluse forme di valutazione delle loro performance. Nella maggior parte dei Paesi in cui esiste un sistema di valutazione, il dirigente scolastico è responsabile della valutazione degli insegnanti, che sia su base regolare o in specifiche circostanze, come nel caso di un cambiamento di mansione, di una promozione o di un problema relativo ai metodi di insegnamento. In 17 sistemi educativi, la valutazione è effettuata da un valutatore esterno, su base regolare o ad hoc. In ogni caso, salvo pochissime eccezioni, la valutazione da parte di un esperto esterno viene integrata dalla valutazione effettuata dal dirigente scolastico.

In alcuni Paesi la valutazione della performance dei docenti è legata a un aumento dello stipendio. In Inghilterra, per esempio, mentre precedentemente gli insegnanti ricevevano aumenti stipendiali annuali in maniera quasi automatica, in base a una valutazione globale soddisfacente, dal 2014 tutti gli aumenti stipendiali sono correlati alla loro performance individuale. In Svezia, invece, le valutazioni individuali dei docenti sono tenute in conto quando il dirigente scolastico e i rappresentanti sindacali degli insegnanti negoziano lo stipendio degli stessi.

Cos’è Eurydice? È una rete istituzionale che raccoglie, aggiorna, analizza e diffonde informazioni sulle politiche, la struttura e l’organizzazione dei sistemi educativi europei. Nata nel 1980 su iniziativa della Commissione europea, la rete è composta da un’Unità centrale con sede a Bruxelles presso l’Agenzia Esecutiva per l’Istruzione, gli Audiovisivi e la Cultura (EACEA) e da Unità nazionali operanti nei 28 Paesi dell’Unione Europea, Bosnia e Erzegovina, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia. Dal 1995, ha fatto parte del Programma Socrates, dal 2007 del Programma per l’apprendimento permanente LLP e dal 2014 è parte di Erasmus+, il Programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. L’Unità centrale coordina le attività della rete. Le Unità nazionali raccolgono i dati, contribuiscono alla loro analisi e fanno in modo che i risultati raggiungano gli utenti principali a livello nazionale.

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