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ISIA Faenza in linea con l’Europa: il 92% dei laureati trova lavoro a 4 mesi dal titolo di studio

Disegno libero

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FAENZA (RA), 19 GENNAIO 2015 – Si è conclusa l’annuale indagine statistica sulla popolazione dei laureati Isia di Faenza fino al 31 dicembre 2014. I risultati sono davvero incoraggianti, in assoluta controtendenza con i dati divulgati da Eurostat, 15 giorni fa, sui laureati italiani del 2014.

Secondo Eurostat solo un ragazzo italiano su due (il 52%) trova lavoro entro tre anni dalla laurea, mentre tra i laureati di secondo livello Isia di Faenza (cioè quelli che terminano il percorso di studi di 5 anni) trova lavoro ben il 92,3% a un anno dal titolo, con un tempo medio di attesa per arrivare al primo contratto, di soli 4 mesi. Insomma ISIA di Faenza sembra essere più in linea con la media europea dei laureati occupati, che è all’80,5% ed in particolare con la Germania, la cui percentuale degli occupati laureati è del 93,1%. Il dato è singolare. Nonostante la crisi economica, l’occupazione dei laureati ISIA con il passare degli anni è in aumento. Nel 2012 era all’76%, nel 2013 al 73%.

Altro dato interessante emerso dalla statistica è la tipologia di contratto. Scompare la collaborazione a progetto o occasionale e resistono tre forme: tempo indeterminato per il 42%, tempo determinato per il 33% e libero professionista per il 17%. I settori sui cui i neodiplomati trovano impiego è per il 33% il design di prodotto, per il 42% il graphic design, per e il 25% altri settori.
Anche le mansioni sono di responsabilità: per il 44% progettano all’interno di un team e il 38% possiede autonomia progettuale. Solo il 19 % svolge attività subalterna con qualche grado di responsabilità.

Il 67 % degli impiegati è soddisfatto del suo stipendio e lo considera equo, mentre il 33% lo giudica basso. In generale le previsioni e le valutazioni per il futuro sono abbastanza buone: il 42% sostiene che sono promettenti all’interno dell’azienda, il 25% risponde “promettenti fuori dall’azienda”, mentre il 25% pensa che “non ci siano prospettive, ma che andrebbe bene se continuasse così” (sono i casi per esempio degli insegnanti), solo l’8% ha risposto che è un ripiego.

“Questi dati sono naturalmente molto incoraggianti – spiega Roberto Ossani, direttore ISIA Faenza – e testimoniano un modello formativo di eccellenza, forse più vicino alle Hochschule tedesche che alle università italiane. Un modello che – se ci guardiamo indietro – non è altro che l’ultima versione della Bottega rinascimentale: gli allievi imparano dai maestri, e imparano facendo sperimentazione e ricerca”.

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