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J. Folla (alias Diego Cugia): “Osare, ardire”

(Ph Rosy Merola)

 

 

Sono le 14 e un minuto di un qualunque martedì di dicembre… qualunque come te, come un qualunque altro giorno di una qualunque settimana di un qualunque mese della nostra vita qualunque di un anno qualunque.
In quanti siete a riconoscervi in questo fiume grigio di giorni, trascinati da una corrente non troppo impetuosa…né fredda né calda…suppongo tantissimi, mi ascoltate con incuriosito distacco.
Voi etichettate tutto, non vi stupite più di nulla, siete quelli che mi scrivono “sei un bluff pure tu jack”, ovvero “sei qualunque anche tu, ma un po’ meno qualunque di noi, quindi più fortunato di me, quindi fanculo pure tu”.
Vi siete fatti talmente massacrare dalla vita e dalla gente che adesso fingete di non stupirvi più di nulla per reggere la botta futura…se una gallina d’oro vi snocciola pepite d’oro per casa, dite “galline d’oro qualunque”, se vi muore papà dite “tanto prima o poi doveva capitare, perché piangere?”…
se il capo ufficio vi promuove è un atto dovuto, se vi lascia dove siete “tanto vanno sempre avanti i soliti raccomandati”, se vi licenzia forse avete una speranza.
Se un uomo vi lascia “tanto gli uomini sono tutti stronzi”, perché la vostra condanna è il cosiddetto realismo, ma l’essere degli adulti qualunque non è realismo, è noia.
Io sono un cattivo maestro ,lo sapete, per cui non dovete assolutamente darmi retta…
purtroppo sono un dj parlante, perciò tra un disco e l’altro io parlo, 
e ora voglio parlarvi di un verbo e un aggettivo che amo assai : il verbo è osare e l’aggettivo è ardito.
Sono entrambi desueti come l’Olivetti lettera 32 e la camicia da notte di mia nonna.
Osare significa innanzitutto prevedere che esiste una terza via tra una vita qualunque e una vita straordinaria e si chiama miracolo, ed è un mistero qualunque della nostra vita…perché capita a tutti, inevitabilmente…e può essere una sconosciuta che scende dall’autobus e potete fermarla, e se lo farete e se sarete convincenti la vostra vita cambierà dal giorno alla notte, o essere un’opportunità da cogliere al balzo.
Osare è capovolgere l’universo conosciuto…non è difficile, anzi…sarebbe una cosa naturale ma se non vi siete preparati allo straordinario della vita non lo riconoscerete mai nell’attimo che passa.
O seppure lo riconoscerete lo banalizzerete…o ci sghignazzerete su e la prossima volta quel treno farà un girò più largo, e vi fischierà nelle orecchie senza fermarsi.
Ma osare non basta, bisogna essere arditi : rifare per l’undicesima volta la stessa cosa che non ci è riuscita mai…roba da kamikaze vero?
ma se vi siete scornati 10 volte, scusate…cosa vi costa l’undicesima? c’è un sacco di gente che dice ” chi io? no grazie…ho già dato” e si sente assai fica…adulta e liberata.
Invece è deportata nel lager di se stessi…è al tempo stesso kapò e vittima e quel che è peggio, inconsapevole o finge di esserlo finché lo diventa davvero.
Non sa di essere il proprio cane lui, si lamenta di essere uno qualunque, accusa gli altri o il destino di un’esistenza in grigio mentre la gabbia in fondo le piace, lo rassicura…e lo distrugge.
Ma di questo ci si accorge sempre troppo tardi.
E questa è la gente che non vuol più soffrire…in realtà soffre uguale.
E la domanda è: meglio una goccia di veleno al giorno o tutta la fiala di cicuta in una botta sola in cambio di qualche straordinario giorno felice?
Mi piace osare, mi piace essere ardito quando ci riesco anche se a volte faccio figuracce orribili e mi sento come un bambino che se l’è fatta addosso.
So che è esattamente questo il prezzo da pagare…certo, può darsi che la pallina non entri in buca mai, che tu sorrida a 365 uomini alla fermata degli autobus uno al giorno per una anno e non sia mai lui, e il miglior complimento che raccogli è troia.
Ma è più terribile non averlo fatto, non averci provato, non aver osato…e questo vale per tutto, dagli affetti alla politica ed è il manifesto contrario a quelli che dicono “macché ci credi ancora?? tanto non cambierà mai niente”.
Si è molto soli quando si osa, e gli arditi sono sempre meno, così è più difficile trovare un compagno o una compagna di volo.
Ma anche qui c’è una domanda che è giusto porvi…che ve ne fate di una qualunque? anche da vecchi…da cadenti…una moglie o un marito infermiere ricordatevelo sono quanto di più avvelenato esista al mondo…perché se non c’è amore vi rinfacceranno fino all’ultimo respiro ogni loro premura…ogni iniezione, ogni minestra cucinata.
Esattamente ogni gesto qualunque.
Grazie, no.
Preferisco l’impeccabile disperazione di un ospizio o un cartone come casa per le strade del mondo, possibilmente una strada con un capolinea degli autobus o nei pressi della stazione.
Essere arditi non vuol dire non essere previdenti…bisogna saper moltiplicare le possibilità che il miracolo avvenga, perché in realtà sono 3 le espressioni che amo: un verbo, un aggettivo e una parola.
OSARE AUDACE e SPERANZA, che è una parola di guerra eh… e non di pace… una parola di fuoco.
Speranza è una parola da combattimento, perché da quell’autobus un giorno scenderà un essere speciale o una notizia da afferrare al volo… o polvere e nulla, e in tutti casi in questa lunghissima attesa vagabonda io sarò diventato un uomo fantastico.
Hai una sola vita… ed è questa fratello.
Diventa irripetibile anche tu…
Jack Folla

Diego Cugia
Da una trasmissione radiofonica di Alcatraz-Jack Folla

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