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Napoli, Chagall. Sogno d’Amore: “Universo onirico, lirico e fantastico” (Video)

Napoli, 15 febbraio 2019 – Nel cuore pulsante di Napoli, ospitata nell’incantevole Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: la suggestiva mostra “Chagall. Sogno d’Amore”. Aperta fino al 30 giugno, l’esposizione curata da Dolores Durán Úcar, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia – attraverso centocinquanta opere tra dipinti; disegni; acquerelli e incisioni – consente di fare un viaggio nella produzione artistica di Marc Chagall (1887 – 1985), dal 1925 fino alla sua morte.

Come ha spiegato, durante la conferenza stampa di presentazione della mostra (che si è svolta non a caso il 14 febbraio, giorno della festa degl’innamorati), Dolores Durán Úcar: «Chagall, attraverso i suoi dipinti, i suoi scritti, ha creato un universo estremamente personale. Un universo onirico, lirico e fantastico che possiamo vedere in tutte le sue opere. In esse, infatti, possiamo osservare personaggi che volano come se fossero uccelli; suonano i violini sui tetti. Ci sono donne con il volto di gatto e capre dal volto umano. Gli amanti si accarezzano e si amano su un mazzo di fiori. Un universo dove non si può discernere tra realtà e fantasia. In questa mostra, composta da oltre 150 opere, attraverso le quali si fa un percorso nella sua vita e nella sua traiettoria artistica. In particolare, la prima opera è datata 1925, fino ad arrivare ad un’altra datata 1985, anno della sua morte. In sintesi, sessanta anni di vita artistica. In tale selezione sono rappresentati i vari temi che hanno influito e affascinato l’artista. In primo luogo, la tradizione russa».

 

 

Entrando nel merito della vita del pittore russo, la curatrice ha puntualizzato: «Marc Chagall è nato a Vitebsk, un piccolo paesino russo. Attraverso il libro “La mia vita” (da lui scritto in russo e illustrato, tradotto dalla moglie Bella e pubblicato a Parigini nel 1931), abbiamo testimonianza diretta della sua infanzia. Qui racconta quanto sia stata importante la presenza dei suoi nonni; di quando si recava alla sinagoga la domenica. In particolare, si legge che da piccolo avrebbe voluto fare il violinista, per questo il violino è così presente nelle sue opere. Successivamente ha deciso, nonostante l’opposizione dei genitori commercianti, di fare il pittore. Pur avendo lasciato da giovane la sua terra, la tradizione russa non ha mai lasciato il suo cuore ed è presente in alcune sue opere. Ad esempio, in questa mostra è esposta un’opera importantissima “Villaggio russo” del 1929 (Olio su tela 73×92 cm, Private Collection, Swizz © Chagall). Il dipinto realizzato a Parigi, rappresenta la sua città natale. Un altro tema, quello centrale che ha dato il nome alla mostra, è l’amore. Chagall ha conosciuto la moglie Bella nel 1910. Entrambi erano di Vitebsk, ma si sono conosciuti a San Pietroburgo. E’ molto bello il modo in cui l’artista descrive il suo primo incontro. Infatti, in quel preciso momento, lui ha deciso che Bella sarebbe diventata sua moglie. Entrambi hanno avuto l’impressione di conoscersi da sempre. Sono stati insieme sempre, fino alla morte di lei. Nonostante Chagall, successivamente abbia avuto altre due donne, Bella ha continuato ad essere la protagonista delle sue opere. Avevano la stessa visione dell’amore, una forza sovrannaturale, che ha dato loro il potere di elevarsi sopra le difficoltà che hanno avuto nel corso della vita. In diverse opere sono rappresentate delle coppie di amanti con dei mazzi di fiori, che – in questo tipo di raffigurazione – sono il simbolo del paradiso. Un altro tema che caratterizza la produzione artistica di Chagall è il circo. Per lui, quest’ultimo, era sinonimo di libertà. Infine, uno degli aspetti più importanti della vita del pittore russo è la spiritualità. Lui è stato un uomo profondamente spirituale».

Sul tema della spiritualità si è soffermato anche Vincenzo De Gregorio, Rettore della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, presente alla conferenza stampa, insieme alla curatrice Dolores Duràn Ucar; Gaetano Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli; Raffaele Iovine, Presidente dell’Associazione Pietrasanta; Daniela Ara, Head of Social Responsibility and Sponsorship di Generali Italia; Riccardo Masetti, Presidente della Komen Italia; Iole Siena, Presidente Gruppo Arthemisia.

 

 

«Perché Chagall sogno d’amore? Spesso nelle celebrazione dei matrimoni viene letto un passo tratto dal Canto dei Cantici (2, 8-9): “Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto”. Questa lettura si conclude con: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!”. Tuttavia, nei passi precedenti si dice e si racconta le beltà della donna protagonista e di quelle dell’uomo. Noi siamo abituati a vedere il Kamasutra accanto alle divinità che ci vengono dal mondo antico. Ignoriamo, spesso, che questo rapporto con la fisicità, con la corporeità concernente l’amore ci viene da questo testo che, però, poi si conclude con la dicitura: “Parola di Dio”. Ma come? Strana questa cosa, starete pensando! E’ ciò che, invece, ci spiega Chagall, perché lui è un ebreo». In questo modo, Vincenzo De Gregorio entra nel merito della mostra proseguendo: «Il cuore della mostra consiste in questa enorme quantità di allegorie, di disegni che arrivano direttamente dalla Bibbia, nella quale – il citato Cantico dei Cantici – è un poemetto di poesia “erotica”, perché sapete bene che “eros” non è pornografia! È tutta un’altra storia. È poesia che riguarda la fisicità dell’amore, attraverso la quale il popolo di Israele vive il rapporto con Dio. Dio ama tanto l’umanità, quanto un uomo può amare una donna. Ed è riamato dall’umanità quanto una donna può amare un uomo. Tutto qui. La cifra di lettura è questa. Ecco perché il sogno d’amore. Altrimenti, giustamente, vedendo alcune delle figure che fanno parte della mostra, vi potreste chiedere cosa c’entrano con una chiesa. C’entrano. D’altra parte, il linguaggio dell’arte è quel linguaggio che travalica il confine del sensibile, del razionale, per andare oltre. Per parlare del trascendente al di là dei confini, degli steccati e anche delle religioni».

(Ph Rosy Merola, “Dream Room”)

Un viaggio suggestivo tra i dipinti del visionario artista surrealista russo che ha raccontato l’amore attraverso l’arte e la poesia. Percorso reso ancor più coinvolgente grazie alle audioguide fornite da Orpheo (partner tecnico di Arthemisia), le quali attraverso gli aneddoti raccontati dalla voce della figlia Ida – opera dopo opera –, delicatamente accompagnano i visitatori. Così, passando dal bianco e nero delle illustrazione che accolgono i visitatori all’inizio dell’esposizione – in un crescendo di emozioni – a poco a poco il colore prende forza nelle opere, soprattutto in quelle più celebri di Chagall (“Mazzo di fiori su sfondo rosso”; L’asino a tavola”; “Grande mazzo rosso”; Il gallo viola”; Gli innamorati con l’asino blu”; “I fidanzati su sfondo blu”; “Ritratto di Vava”; Villaggio russo; “La brocca di fiori”; “Nozze sotto il baldacchino”; “Davide e Golia”; Il carretto sulla Città”). Gocce di onirico splendore che trova il suo punto più alto in quella che è stata chiamata “Dream room”. Una esperienza che – per essere pienamente capita – deve essere vissuta in prima persona. Infatti, entrando in questo luogo, il visitatore – preso per mano virtualmente da Chagall e da sua moglie Bella – tra pennellate di colore e giochi di luce e suoni – sembra levarsi in volo insieme a loro. Si diventa leggeri, svuotati dai quotidiani pensieri e dalle zavorre che ci tengono ancorati a terra. Di colpo, si diventa un po’ più consapevoli che: “Nell’arte, come nella vita, tutto è possibile se è basato sull’amore”.

(M. Chagall)

 Rosy Merola

LA MOSTRA

(testo tratto dal Comunicato Stampa)

Chagall. Sogno d’amore rappresenta una straordinaria opportunità per ammirare più di centocinquanta opere di Marc Chagall e ripercorrere la traiettoria artistica del pittore dal 1925 fino alla morte. In secondo luogo, l’allestimento segue un percorso originale che, andando oltre la presentazione cronologica, propone una lettura nuova delle opere, consentendo al visitatore di addentrarsi nei temi principali della produzione dell’artista. Infine, va sottolineata la presenza in mostra di alcuni capolavori, appartenenti a importanti collezioni private, che raramente sono stati esposti.

Seguendo un ordine cronologico e allo stesso tempo tematico, la mostra racconta l’universo completamente nuovo e unico creato da Chagall; un mondo poetico, fantastico o sognato, in cui tutto è possibile e in cui mescola i ricordi della sua giovinezza e il suo innato senso del colore con la geometria e la decomposizione delle forme delle avanguardie. Tra elementi del cubismo, del fauvismo e dell’orfismo, non riconducibile a nessun dei movimenti d’avanguardia, crea il suo stile personale difficile da classificare.

L’originalissima lingua poetica di Chagall nasce infatti dall’unione delle tre culture cui appartiene: la cultura ebraica (dalla cui tradizione visiva dei manoscritti ornati egli trae gli elementi espressivi, non prospettici a volte mistici della sua opera); la cultura russa (cui attinge sia attraverso le immagini popolari dei luboki che attraverso quelle religiose delle icone); la cultura occidentale (in cui assimila grandi pittori della tradizione, da Rembrandt agli artisti delle avanguardie che frequenta con assiduità).

 

Prima sezione – Infanzia e tradizione russa

Marc Chagall nacque a Vitebsk, in Bielorussia, nel 1887. L’infanzia ebbe un ruolo determinante nella suo opera, come testimonia l’autobiografia La mia vita, che l’artista scrisse originariamente in russo e fu pubblicata a Parigi nel 1931, nella traduzione della moglie Bella Chagall. Il libro, illustrato dall’artista stesso, è ricco di ricordi infantili: aneddoti familiari, i primi giorni di scuola, le estati trascorse a Lëzna e le visite settimanali alla sinagoga, durante le quali cantava e sognava di diventare un violinista ma è soprattutto in questo periodo che nasce in lui la necessità di esprimere il suo voler essere pittore. Grazie all’impegno della madre che frequenta la scuola russa della sua città – riservata agli ebrei – e qui rafforza il suo amore per l’arte che si concretizza con le lezioni nello studio dell’artista Pen e più tardi a San Pietroburgo. La sua prima formazione, i musei che visita da giovane e l’arte popolare, lo legano fortemente alla tradizione russa. Questa sua infanzia viene evocata anche in diverse tele, tra cui Villaggio Russo, esposta in mostra. Realizzato in Francia nel 1929, il dipinto raffigura una scena di Vitebsk, la cittadina a cui l’artista tornava continuamente con il pensiero ed è presente in molte sue creazioni. Il primo piano della tela è occupato da due tipiche costruzioni in legno, una dipinta di rosso e l’altra d’azzurro, separate da una strada in salita interamente coperta di neve, come i tetti. Sullo sfondo si ergono le torri di una chiesa, identificata come la cattedrale dell’Assunzione. E visto che nei quadri di Chagall tutto è possibile, una slitta trainata da un vitello sorvola sulle case. Il cielo plumbeo contribuisce all’atmosfera misteriosa dell’opera.

 Seconda sezione – Sogni e fiabe

La pittura di Chagall celebra il ritorno dell’artista a Parigi nel 1922; per la seconda volta, dopo il periodo di formazione nella “città delle avanguardie” tra il 1911 e il 1914. I nuovi incontri con i vecchi amici sono commoventi ed emozionanti. Nei soggiorni a L’Isle-Adam come nei viaggi in Bretagna e Normandia riconquista la luce e la natura. A Montchauvet riscopre i paesaggi e la luminosità della campagna francese. Un mondo puro e armonioso, popolato di fragranti mazzi di fiori colorati e venato di sogni. In questo periodo conosce il mercante d’are e editore Ambroise Vollard con il quale inizia una intensa collaborazione che si traduce nelle illustrazioni di diversi libri. Nel 1927 Vollard gli commissiona le illustrazioni di Le anime morte di Nikolaj Gogol’. Compiaciuto del successo del progetto precedente, gli commissiona poi l’illustrazione delle Favole di La Fontaine, opera presente in questa mostra. La Fontaine, vissuto nel Seicento, è ritenuto uno dei più importanti autori di questo genere e le sue Favole sono considerate un capolavoro della letteratura francese. Nell’illustrare le favole, Chagall si rifà alla tradizione russa, alle icone e ai lubki, le colorate stampe popolari accompagnate da una semplice didascalia, tradizionalmente usate per istruire e informare il popolino e gli analfabeti. Chagall era inoltre affascinato dal mondo animale. Cresciuto in un piccolo villaggio, gli animali facevano parte della sua infanzia e della sua vita. Vitelli, maiali, rane, volpi, galli, formiche creano un immaginario magico che lo avvicina impeccabilmente alla fantasia e all’ironia di La Fontaine. I due infatti avevano in comune il gusto per le tradizioni popolari, la riflessione sul comportamento umano ed una fervida immaginazione.

 Terza sezione. Il mondo sacro, la Bibbia

Il successivo progetto che vede coinvolti l’editore e il pittore è quello riguardante la Bibbia. Prima di dedicarsi al nuovo lavoro, Chagall, accompagnato dalla famiglia, intraprende un viaggio in Palestina. Il pellegrinaggio in Terra Santa include la visita ai luoghi che fanno parte della storia del popolo eletto. L’eterno esiliato, l’ebreo errante, riscopre le sue radici, la sua terra d’origine. Le incisioni della Bibbia riflettono la fede e la vitalità dell’artista, la luce intensa della Palestina e la forza spirituale trasmessagli dall’esperienza del viaggio. L’opera si sviluppò in due fasi: la prima composta da sessantasei stampe realizzate tra il 1931 e il 1939 e interrotta dalla morte improvvisa di Ambroise Vollard; la seconda caratterizzata dall’intervento dell’editore greco Tériade che si fa carico del progetto, portandolo a compimento con la pubblicazione di due volumi di centocinque incisioni, avvenuta a Parigi nel 1956. La Bibbia, tuttavia, rappresenta una fonte d’ispirazione costante per Chagall, un tema a cui ritorna più volte nel corso della carriera. A dimostrazione di ciò, la mostra propone non solo una serie di incisioni colorate a mano, ma anche due gouache intitolate En route, l’âne rouge (In cammino, l’asino rosso) e David et Goliath (Davide e Golia) realizzati tra gli anni 70 e 80. In connessione con l’antico Testamento, Chagall illustra anche nel 1966 La storia dell’Esodo per l’editore León Amiel. Gran parte di incisioni di questa serie, sono riprodotte o sono direttamente ispirate alle tempere che Chagall compie sull’esodo nel 1931. La vita di Marc Chagall è segnata dalla guerra e sradicamento. L’artista rappresenta l’esodo biblico come un’allegoria della persecuzione a cui gli ebrei sono sottoposti con l’invasione nazista durante la seconda guerra mondiale. Chagall, attraverso ventiquattro scene, interpreta l’atto del popolo ebraico, che con l’aiuto del loro Dio e guidato da Mosè, fugge dalla schiavitù a cui è stato sottoposto in Egitto, per raggiungere finalmente la terra promessa. Liberi dall’oppressione diventano un gruppo con identità, liberi e governati dalle proprie leggi. In questa serie di litografie Chagall diventa ancora una volta maestro di composizione e di colore. I testi sacri mettono in connessione Chagall con le sue radici più profonde, con l’infanzia trascorsa nella comunità ebraica di Vitebsk, con i sentimenti dell’amore e della fratellanza.

 Quarta sezione – Un pittore con le ali da poeta

Marc Chagall – “il poeta con le ali di un pittore” come Henry Miller lo aveva definito – amava la letteratura, sua altra grande passione. Nel corso della sua vita, illustra numerosi testi e matura una stretta amicizia con scrittori e poeti, come Jean Girardoux, André Salmon, Max Jacob, Guillaume Apollinaire, Louis Aragon e André Malraux tra gli altri. Tra il 1921 e il 1922 scrive La mia vita che viene pubblicato in Svizzera nel 1975. Nel 1941, come molti letterati e pittori, Chagall, dovette fuggire negli Stati Uniti per la minaccia dell’invasione nazista e durante questo esilio perde l’amata Bella. Dopo un periodo di profonda apatia, nel 1948 Chagall ritorna in Francia con la nuova compagna, Virginia McNeil. Sedotto dai paesaggi di Vence, il pittore acquista la villa La Colline. Una nuova luce, quella del sud della Francia, restituisce vitalità e armonia all’artista. Chagall trova il suo nuovo paradiso. I mazzi di fiori, sempre accompagnati da una coppia di innamorati (Mazzo di fiori su sfondo rosso, Grande bouquet rosso), sono esplosioni di colori. Chagall torna ai temi biblici, attinge alla sua profonda spiritualità e ricorda l’Esodo. Clown e acrobati si riaffacciano sulle tele, che rimandano ai giorni del circo a Vitebsk, quando tra musica e giocolieri Chagall sognava una vita da artista bohémien. O gli spettacoli del parigino Cirque d’hiver in cui l’artista, accompagnato da Ambroise Vollard, si godeva quel magico mondo di animali, trapezisti, luci e lustrini. In quelle occasioni, seduto tra il pubblico, Chagall disegnava incessantemente, come dimostra la scena raffigurata nella gouache Il pittore e l’acrobata, presente in mostra. La musica, l’atmosfera bohémienne, i colori e la vivacità del circo affascinavano Chagall che in quello spettacolo vedeva una metafora della vita. Nella gouache del 1967 intitolata Le clown (Il pagliaccio) sono raffigurati diversi animali e personaggi, tra cui spicca appunto un pagliaccio, una figura che suscitava una tenerezza particolare in Chagall per il ruolo comico che interpretava a dispetto di quella che l’artista immaginava fosse una vita tragica. Nell’opera in questione il clown tiene in mano un mazzo di fiori: è innamorato. Per citare le parole dell’artista: “Per me il circo è uno spettacolo magico che passa e scompare come un mondo”. Le opere riproducono un universo onirico in cui è difficile discernere il confine tra la realtà e il sogno, lo stesso mondo che Chagall raffigura nei suoi libri di incisioni.

Quinta sezione – L’amore sfida la forza di gravità

Contemplare i dipinti di Chagall e della moglie Bella ci riporta alla mente le sensazioni che si provano quando ci si innamora, quando ci sembra di fluttuare nell’aria. Quelle tele sono una vivida evocazione dell’intensa esperienza emotiva dell’essere innamorati. Nelle tele di Chagall si scorgono innamorati che si baciano dolcemente all’ombra di un mazzo di fiori rigogliosi e variopinti in una calda giornata di sole, come in Le Rêve (Il sogno). In Les amoureux à l’âne bleu (Gli innamorati con l’asino blu), una coppia di amanti si accarezza al chiaro di luna: lui vestito, lei con i seni nudi, abbandonata tra le braccia dell’amato ed entrambi protetti dall’asino blu. In Le Coq violet (Il gallo viola) compare nuovamente il circo con i saltimbanchi, nella scena in cui la sposa galoppa attorno alla pista su un agile destriero verde mentre l’arlecchino le offre dei fiori, sotto lo sguardo attento di un gallo viola che nella tradizione simboleggiava la forza del sole e del fuoco. Amore e fiori, sempre insieme nelle immagini che evocano il paradiso. E ovviamente il matrimonio come frutto dell’amore, unione spirituale di due anime, un tema fondamentale nel lavoro di Chagall che troviamo rappresentato in Les mariés et l’ange (Gli sposi e l’angelo).

DREAM ROOM

Durante il percorso di mostra la video installazione Dream Room – ideazione e regia di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi – permette al visitatore di immergersi in immagini svincolate dal reale che si frammentano come percezioni illogiche ed emozioni dell’inconscio. In Dream Room le opere di Chagall si liberano nello spazio della stanza dando vita a un’opera ambientale onirica, una realtà superiore come fosse una sub-realtà. La realizzazione è di Art Media Studio di Firenze.

L’ARTISTA

Marc Chagall, (Vítebsk, Russia, 1887 – Saint-Paul-de-Vence, Francia, 1985) dalla vita quasi centenaria, segnata da tutti i grandi eventi storici della prima metà del XX secolo, nasce nel quartiere ebraico di Vitebsk, in Russia ma raggiunge la perfezione plastica a Parigi, dove viene riconosciuto dai più grandi poeti e artisti surrealisti come uno di loro. Nel 1914 torna in Russia per rivedere Bella, la sua ragazza, il suo grande amore, la sua musa. Sebbene la sua intenzione fosse quella di ritornare a Parigi dopo una breve permanenza, lo scoppio della prima guerra mondiale, prima, e la rivoluzione bolscevica, in seguito, lo costringono  a rimanere nel suo paese fino al 1922 dove lavora per la Rivoluzione, fondando un’Accademia d’Arte e dipinge per un periodo per il Teatro ebraico di Mosca. Torna presto a Parigi, dove la sua fama di pittore e illustratore ha inizio. Durante la seconda guerra mondiale, si rifugia negli Stati Uniti, dove si trasferisce dal 1941 al 1948, per evitare di essere deportato dai nazisti. Nel 1944 Bella muore inaspettatamente e Chagall smette di dipingere per qualche tempo. Nel 1948 torna in Francia, questa volta a Nizza e Saint-Paul-de-Vence, dove muore nel 1985.

Info e prenotazioni

www.chagallnapoli.it T+39 081 1865991

#ChagallSogno

Chagall. Sogno d’Amore

Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta

Dal 15 febbraio al 30 giugno 2019

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20.

Costo: 14 euro (intero) e 12 euro (ridotto).

Sconto del 25% per chi acquista il biglietto entro il 15 gennaio 2019

Info e prenotazioni: 081-1865941


 

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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