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Osservatorio America Latina: elezioni in Argentina, caos in Cile e Maduro sorride

(Foto: pagina FB America Latina – Paises Libres Democraticos)

L’Argentina torna al peronismo con la vittoria delle elezioni presidenziali di Alberto Fernandez, che conquista più del 47% delle preferenze. «Ci dissero: “non tornerete mai più”, ma in una notte siamo tornati e siamo più forti che mai», questo è il commento a caldo del neo eletto presidente, riportato dal giornale argentino Clarin. Quest’ultimo, inoltre, puntualizza che Fernandez ha seguito lo sfoglio e festeggiato insieme a Cristina Kirchner.

Così, il presidente uscente Mauricio Macri, eletto nel 2015 dopo dodici anni di «kirchnerismo» – iniziato nel 2003 con la vittoria delle presidenziali da parte di Nestor Kirchner e proseguito con i due mandati di sua moglie Cristina – non è riuscito a far voltare pagina all’Argentina, affrancandosi dal peronismo.

Naturalmente, nello scenario geopolitico dell’America Latina, e non solo, tale vittoria – alla luce di ciò che sta accadendo in questa macro area – è da attenzionare. Fernandez, infatti, ha già dichiarato (sempre secondo il giornale Clarin), che si attiverà per la liberazione di Lula in Brasile. Probabilmente, anche il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, sorride dopo la sconfitta di Macri. Infatti come scrivevo in un articolo del 2015: «Ed è proprio l’Argentina la spina nel fianco del Venezuela. Il ministro degli Esteri, Susana Malcorra ha fatto sapere che – durante il summit – ha intenzione di sollevare la questione concernente il rispetto dei diritti umanitari in Venezuela, anche se non ha intenzione di fare appello alla clausola democratica contenuta nel trattato del Mercosur, visto il normale svolgimento delle recenti elezioni venezuelane. Prima di ciò, Macri aveva fatto sapere che avrebbe chiesto la sospensione del paese guidato dal presidente Nicolas Maduro dal Mercato comune del Sud».

Tutto ciò mi riporta inevitabilmente ai fatti recenti registrati in Cile. In particolare, ricordandomi dell’attrito tra Macri e Maduro, mi sono tornate in mente le parole dette in questi giorni dal presidente del Venezuela in merito al Cile: «Ya no es Piñera, ahora es ‘Piñechet’»(sic), ovvero «Ormai non è più Piñera, adesso è ‘Piñechet’», facendo una crasi tra il cognome dell’attuale presidente con quello del dittatore Pinochet. In un suo tweet, Maduro scrive: «Tutta la mia solidarietà al nobile popolo cileno, il quale sta cercando di opporsi ai crimini politici neoliberistici generati dal capitalismo. Auspico che termini la violenza e la brutale repressione che violano i diritti umani della popolazione». Parole che suscitano in me un moto d’irritazione, visto che concetti così elevati quali “diritti umani” vengono tirati in ballo proprio da uno come Maduro. Tra le altre cose – per onesta di cronaca e per un pluralismo informativo, cercando sempre di “ascoltare” le varie campane – stando ad alcuni video postati da utenti appartenenti alla corrente filo governativa cilena, ci sarebbe la longa manus di Maduro dietro l’agitazione popolare contro Piñera. Affermazioni forti che sono sempre da prende con le pinze, con la dovuta cautela e il giusto distacco. Comunque sia, posto che non amo le teorie complottistiche e che cerco sempre di attenermi solo ai fatti, sarebbe un dato di fatto che – dopo l’uscita di scena di Macri -, se toccasse la stessa sorte a Piñera, tutto ciò andrebbe a vantaggio di Maduro. Uno scenario geopolitico a dir poco inquietante.

Mi auguro che gli osservatori internazionali e i media non abbassino la guardia in America Latina, tenendo presente che un regime è sempre un regime, a prescindere che sia di destra o di sinistra.

Rosy Merola

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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