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Rosy Merola: Il mio ricordo del maestro Oris Valletta, musicista e compositore cilentano

 

Non sono molto propensa a raccontare cose del mio vissuto (non reputo il soggetto interessante), ma a volte “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. In questo caso specifico, la ragione riconosce le motivazioni del cuore. Sa benissimo che sono stata anche io, per 18 anni, una corista della «Schola Cantorum» del professore Oris Valletta. Un’esperienza non soltanto canora ma di vita, che ho vissuto sempre come un privilegio sin dall’età di 12 anni, quando – a margine di un saggio scolastico – ascoltandomi, il professore mi chiese di entrare a far parte della corale.  Così, fino a quando non ho iniziato a frequentare l’università, il mercoledì e il sabato alle 18.30, nell’attuale “Via Oris Valletta”: appuntamento fisso con le prove (quando non è stato più fisicamente possibile, costringevo qualcuno a registrare il repertorio che stavano preparando…). Chi arrivava in anticipo, aspettava che giungessero anche gli altri prima di entrare in casa del Maestro. Nelle giornate miti, da aprile in poi, il professore Valletta ci aspettava seduto davanti alla sua abitazione in compagnia della moglie, la signora Annunziata Stifano; Maria “la pattanese”; altri vicini e i suoi fedeli e bellissimi Rough Collie. A volte, prima di iniziare a provare, ci “educava” all’ascolto della musica classica e/o del belcanto, soffermandosi sulla tecnica e sulla storia della musica, facendoci innamorare di questo linguaggio universale chiamato musica. Momenti di condivisioni preziosissimi, sia sotto il profilo culturale che umano, i quali venivano interrotti perché richiamati “al dovere” delle prove. Così, ci spostavamo nella stanza dove era posto l’armonium e ci disponevamo – a seconda del timbro – intorno ad esso, in una sorta di cerchio. In particolare, dietro le spalle del professore Valletta si posizionavano i contralti. Alla sua destra, partendo dai contralti fino alla parte anteriore dell’armonium, si collocavano i soprano. Proseguivano alla sinistra del maestro, i tenori e poi i bassi.

Prove fatte di musica, sorrisi e disciplina. Sì perché, con i suoi modi pacati; la sua rettitudine morale e il suo carattere deciso e riservato – prendendo in prestito un’espressione recente – il professore Valletta poteva essere considerato un “leader calmo”. Poche ma sentite regole da seguire, soprattutto durante le esecuzioni in chiesa: puntualità; abbigliamento consono al luogo; rispettoso silenzio durante la funzione liturgica. Il compito della «Schola Cantorum» era quello di elevare, di rendere solenne le celebrazioni. Non era un “luogo” per fare salotto. Perché, come diceva sant’Agostino: «Chi canta prega due volte». Per questo, complice anche il suo modo di essere discreto e riservato – focalizzato sull’essere, invece che sull’apparire – più volte negli anni ha declinato gli inviti fatti a lui e alla sua amata «Schola Cantorum» concernenti il prendere parte a rassegne musicali. L’unico atteso momento di “distrazione” concesso era la cena/pizza organizzata a fine agosto, dopo le fatiche dei solenni festeggiamenti di San Bartolomeo Apostolo, protettore di Pellare e – una tantum – una gita (come testimonia la foto allegata al post). Una missione che il professore Valletta ha portato avanti fino a quando le sue mani affaticate, ma sempre all’altezza delle esecuzioni, si sono dovute fermare. Non bastava più massaggiare con il pollice il palmo della mano per lenire il fastidio provocato dall’usura del tempo. Così, da grande professionista quale era sempre stato, decise di lasciare poco alla volta la tastiera. Se vogliamo, pensando di non avere più l’abilità di una volta, la sua decisione di cedere il passo a chi era più giovane è da considerarsi un ultimo atto d’amore verso quella sua creatura che per circa sessantacinque anni aveva accompagnato.

Infatti, se c’è una cosa che l’esperienza in un coro polifonico ti insegna, è il rispetto. Sapere ascoltare il tuo vicino. Rispettare la voce altrui. Anche se hai un registro vocale e/o una partitura diversa. Perché devi cantare (esprimerti) senza prevaricare – alzando la voce – sugli altri. Mettendo da parte l’egocentrismo, l’individualismo, l’egoismo. Per questo è fondamentale imparare e sapere ascoltare, armonizzare, rispettare la metrica, le pause. “Fare sistema” tra le diverse partiture. Sì, perché l’unica cosa che conta è il risultato finale: comunicare, trasmettere, arrivare, emozionare, noi stessi e chi ci ascolta. Sentirci ognuno parte di un tutto. Ecco perché la musica unisce e non divide. Come in un abbraccio. Un abbraccio che, venendo meno il professore – il suo centro focale -; ho deciso di lasciare. Perché, anche in questo caso, come scritto all’inizio, citando Blaise Pascal: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.”

Rosy Merola 

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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