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“Versi randagi”, l’ars poetica dell’ingegnere-scrittore pugliese Alessandro Cannavale

 

C’è sempre un filo rosso che unisce le persone, come sostiene l’antica credenza orientale “Unmei no akai ito”, ovvero la leggenda del filo rosso del destino. A volte tale filo, più che creare legami affettivi, riesce a generare delle interessanti affinità artistiche. È il caso della raccolta di poesie “Versi randagi” edita da Les Flaneurs edizioni. Qui, infatti, la toccante penna dell’autore di Bari, Alessandro Cannavale, incontra il mirabile tratto di matita dell’illustratrice salentina Miriam Piro. Un binomio efficace ed emotivamente coinvolgente che, evidenziando una certa assonanza nella visione wagneriana secondo cui l‘unione simultanea di diversi linguaggi artistici (Gesamtkunstwerk) – attraverso la sinergia che si viene a sviluppare tra le singole componenti – è capace di conquistare la stampa e, cosa più importante, i lettori. Perché, come recitano i versi della poesia di apertura del testo in esame: «Questo sodalizio/di ferite aperte/è un prestito di affanni/in punta di penna.»

Parole d’amore, libere – randagie, appunto – che, insieme ai disegni, insinuandosi idealmente in quelle ferite aperte che sedimentano nell’animo umano, generano pennellate di colore rosso di diversa intensità. Quelle stesse pennellate di rosso che caratterizzano le illustrazioni di Miriam Piro e che – grazie all’incisività delicata dei versi scritti da Alessandro Cannavale, spogli di qualsiasi forma di sovrastruttura –, pulsando in maniera vivida e raffinatamente sensuale, finisce per dar vita ad un unguento lenitivo per le cicatrici dell’anima: «[…] come un soffio/su un petalo di rosa», citando sempre alcuni dei versi scritti dall’autore pugliese. A mano a mano che si segue il fil rouge che unisce in un unicum liriche e disegni, il lettore si trova ad affrontare un viaggio introspettivo – complice anche il frequente riferimento in esse del tema “viaggio” –, fatto di sorrisi e pianti; di vittorie e sconfitte; di amore e rimpianti. Il poeta, infatti, con le sue liriche si fa – in un certo senso – portavoce dei moti dell’animo e del riscatto dell’uomo comune e, in particolare, della gente del Sud: «Ogni fiore è riscatto, ogni zolla redenta/in un vento severo./Nei nostri dialetti s’infrangono,/come onde, tutte le frontiere./La primavera sorprende le nudità dell’inverno,/arrossisce la terra in un bagliore di papaveri

Alla luce delle parole di Alessandro Cannavale, i sorrisi hanno il calore del sole meridionale; la terra odora della fatica e dei sacrifici di chi la coltiva; mentre le lacrime di chi è costretto a lasciare tali luoghi ha il sapore della salsedine del mare del Sud. Così, sebbene introspettivo, in questo peculiare viaggio il lettore non si sente mai solo. Ad accompagnarlo sono gli occhi, gli sguardi, le mani, i sorrisi, i volti delle donne disegnate da Miriam Piro. «Ho provato a cucire/le parole dei passanti: questa folla è un albero/con piccole catastrofi di rami spezzati.» Passanti che, sotto certi aspetti, evocano quelle cantate dal poeta in musica, Fabrizio De Andrè: «Alla compagna di viaggio/I suoi occhi il più bel paesaggio/Fan sembrare più corto il cammino». In effetti, per le tematiche sottese all’ars poetica dell’autore di “Versi randagi”, per una certa musicalità dei versi; oltre che per il modo in cui Alessandro Cannavale definisce sé stesso – «Ingegnere per formazione, ricercatore per lavoro, meridionalista per passione. Nel far tutto, trovo ispirazione negli esempi mirabili di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per denunciare le ingiustizie subite, ancor oggi, dalle regioni meridionali» –, non viene difficile trovare delle analogie con quel procedere “in direzione ostinata e contraria”, sempre “sulla sua cattiva strada” che caratterizzava l’immenso cantautore/poeta genovese. Quel cantare di “Anime salve in terra e in mare”. Quel dare voce al “bisogno d’attenzione e d’amore” degli ultimi, dei vinti, degli invisibili. Liberi. Randagi, come i versi di Alessandro Cannavale.

(Foto: Alessandro Cannavale)

 

Gli autori:

Alessandro Cannavale (Bari, 1977) è ingegnere e ricercatore. Esercita l’anima nella palestra della poesia. Ha scritto “A me piace il Sud”, con Andrea Leccese, per Armando Editore – Roma (2017). Finalista nella sezione poesia inedita al Premio Letterario Nabokov (2017).

Miriam Piro, pseudonimo di Maria Rita Micaletto. Salentina, si trasferisce a Roma nel 1998. Da 20 anni insegna matematica all Icg Falcone di Grottaferrata. Ha illustrato il cd “Itaca”, di Ales – sandro D’Orazi. Ha esposto nella galleria Zaion di Biella e presso la libreria Adeia. Nel 2016, il suo disegno di Nimbo viene inserito da Massimo De Nardo nel suo libro “Mestieri Fantastici”: un regalo inaspettato, foriero di eventi e incontri straordinari.

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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