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Veronica De Gregorio: Lettera ad un amore immaginato

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Starai leggendomi solo per distrarti.

In uno di quei momenti in cui, stremato dall’ennesima riunione di lavoro, dalla scrittura di una relazione e dal controllo ossessivo della posta elettronica, decidi di concederti una pausa.

Leggerai anche me come una pausa, una di quella che ci si prende soltanto per staccare la spina e poi riprendere. Un po’ come le brochure promozionali dei supermercati , quelle che si mettono da parte e che si leggono a data da destinarsi e soltanto per curiosità, apprezzandone le offerte ma senza nessuna intenzione d’approfittarne. Butterai questa lettera nel cestino della carta straccia. Presto sarà coperta da qualche ammiccante offerta dell’ennesimo centro commerciale.

Ma non m’importa. Ti scrivo lo stesso. E’ l’unico modo che mi è concesso per incontrarti. Ti raggiungo, immaginando quel minuscolo aggrottar di sopracciglia mentre, leggendo l’intestazione sulla busta , indovini chi sia a scriverti. Vedo il movimento delle tue mani che aprono il foglio. Sento il fruscio della carta sollevarsi sul caos della tua scrivania. Vedo le tue dita mentre scorrono la stessa superficie del foglio A4 che ho toccato io. Il tuo sguardo scorrere su quella riga segnata dalla traccia di cenere della mia sigaretta.

Mentre ti scrivevo ho bevuto due tazze di caffè. Un po’ d’aroma è rimasto imprigionato nella busta. Starai percependo anche quello. Salirà dalla busta alla memoria, rievocandoti la prima volta che ci siamo incontrati. Eravamo in quel bar alla periferia di Roma. Ti ho chiesto scusa perché, senza accorgermene, ti avevo superato nella fila alla cassa. Mi hai sorriso dicendomi- Con quel sorriso puoi superare tutte le file che vuoi, e mi hai pagato il caffè.

E’ principiato tutto da un caffè. Ma l’aroma che hai inalato aprendo la busta non è lo stesso. E’ svaporato da una tazzina azzurra che ho bevuto da sola. Nel mio nuovo appartamento. Quello che ho cambiato per liberarmi di te. Dei tuoi ricordi. Quelli custoditi nella casa che ci ha visti insieme. Ho cambiato anche la marca del caffè e il colore delle tazzine. Ma è stato inutile. Sei rimasto dentro di me. Fissato come un chiodo alla parete. Hai solo traslocato dall’aroma di un caffè a un altro.

Dopo pranzo, giù al ristorante sotto il tuo ufficio, chiederai un caffè. Lo berrai guardando l’orologio. Penserai che devi correre a quella riunione. La mia lettera resterà nel cestino fino al nuovo turno delle signore delle pulizie.Il cestino ritornerà vuoto. Delle tracce di questo nostro incontro mai avvenuto non ci sarà memoria.

Con amore
V.

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