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Lettera d’amore, Alain Delon a Romy Schneider: «Ich liebe dich. Ti amo, mia Puppelé»

[…] Tu arrivavi da Vienna e io ti aspettavo a Parigi con un mazzo di fiori in mano che non sapevo come tenere. Ma i produttori mi avevano detto: “Appena scende dalla passerella, vada da lei e le porga i fiori”, io aspettai con i fiori in mano come un imbecille, in mezzo a un’orda di fotografi. Tu scendesti dall’aeroplano, io mi avvicinai. Dicesti a tua madre: “Deve essere Alain Delon, il mio partner!” Nient’altro, nessun colpo di fulmine a ciel sereno. Così andai a Vienna, dove si girava il film, ed è stato là che mi sono innamorato follemente di te. E tu ti sei innamorata di me. Spesso ci siamo posti a vicenda la tipica domanda degli innamorati: “Chi è stato di noi due ad innamorarsi prima, tu o io? ”…contavamo: “Uno… Due… Tre…” e rispondevamo: “Né tu ne io… Entrambi…”. Mio dio come eravamo giovani e felici! Alla fine del film ti dissi “Vieni con me, andiamo a vivere insieme in Francia” e tu rispondesti subito: “Sì, voglio vivere con te, in Francia” … Ti ricordi vero? La tua famiglia, i tuoi genitori, andarono fuori di sé. E tutta l’Austria, tutta la Germania. Dissero che ero un usurpatore, un rapitore. Mi accusarono di portare via “l’imperatrice”. Io un francese, che non parlava una parola di tedesco. E tu, bambolina, che non parlavi una parola di francese. All’inizio ci amavamo senza scambiarci una parola. Ci guardavamo e ridevamo. Bambolina…. e io ero “Pepè”.

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[…] Sono accanto a te, mia Puppelé, Bambolina E penso che sei bella, e che forse non lo sei mai stata così tanto. Per la prima volta nella mia vita – e nella tua – ti vedo serena, in pace. Come sei calma, come sei bella. Sembra che una mano abbia dolcemente cancellato dal tuo viso tutte le angosce. Ti guardo dormire. Penso a te, a me, a noi. Di che cosa sono colpevole? Ci si pone una domanda simile davanti una donna che si è amata e che si ama ancora. Arrivavi da Vienna e ti aspettavo all’aeroporto di Parigi con un mazzo di fiori che non sapevo come tenere. Mi sono perdutamente innamorato di te. E tu ti sei innamorata di me. Mio Dio, come eravamo giovani, e come siamo stati felici. Poi la nostra vita, che non riguarda nessuno se non noi, ci ha separati. Mia Puppelé, ti guardo ancora e ancora. Voglio divorarti di sguardi. Riposati. Sono qui, vicino. Ho imparato un po’ di tedesco, grazie a te. Ich liebe dich . Ti amo. Ti amo, mia Puppelé”.

Alain, maggio 1982.

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