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Albo d’Oro Premio Strega, XVI edizione (1972): Giuseppe Dessì, Paese d’ombre

📚Il Premio Strega compie ottant’anni📚

XXVI EDIZIONE PREMIO STREGA (1972)

VINCITORE 🥇

Giuseppe Dessì
Paese d’ombre

🎓La motivazione della Giuria

Paese d’ombre racconta la vita, dall’infanzia alla vecchiaia, di Angelo Uras, le cui vicende personali offrono l’occasione all’autore per mettere in luce temi importanti come quello ecologico e dello sfruttamento tra ricchi e poveri; per evidenziare una galleria di personaggi di grande rilievo storico e sociale, e per raccontare un mondo che andava dissolvendosi. Il protagonista vive con la madre Sofia Curreli ed è ben voluto dal ricco possidente conte don Francesco Fulgheri, che tutti dicono essere burbero e anticonformista. Diventato adulto Angelo Uras si sposa con Valentina Manno che nel dare al mondo la figlia muore di parto, anche la madre Sofia di lì a qualche anno, dopo una lunga malattia morirà, lasciando Angelo in una situazione di profonda angoscia, superata con l’impegno sociale e convolando a seconde nozze con donna Margherita Fulgheri. Eletto Sindaco del paese si prodigherà per la comunità arricchendola con opere pubbliche di grande valore artistico e architettonico. Difenderà il bosco dallo sfruttamento sfrenato da parte dei continentali.

📌 Informazioni

✍️ Autore
Giuseppe Dessì
📔 Titolo
Paese d’ombre
🏛️ Editore
Mondadori
🗓️ 1ª ed. originale
1972
🎭 Genere
Romanzo drammatico
🗣️ Lingua originale
Italiano
🌐 Ambientazione
Villacidro, Sardegna

Giuseppe Dessì
[Cagliari, 7 agosto 1909 – Roma, 6 luglio 1977]

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Rosy Merola

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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