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Albo d’Oro Premio Strega, XX edizione (1966): Michele Prisco, Una spirale di nebbia

(Grafica di Rosy Merola)

📚Il Premio Strega compie ottant’anni📚

XX EDIZIONE PREMIO STREGA (1966)

VINCITORE 🥇
Michele Prisco
Una spirale di nebbia

 

🎓La motivazione della Giuria
Durante una breve battuta di caccia, Fabrizio ha appena ucciso, con un solo colpo, sua moglie Valeria. Non ci sono testimoni oculari. Maria Teresa, la cugina di Fabrizio, resta persuasa dell’innocenza di quest’ultimo. E l’unico mezzo per soffocare lo scandalo sembra far intervenire Marcello, avvocato e marito di Maria Teresa, perché faccia pressione sull’iter giudiziario. Perché Fabrizio ha ucciso sua moglie, se l’ha uccisa realmente? Il giudice Renato Marinoni inizia la sua indagine. Maria Teresa si trova in una situazione difficile: sposata con Marcello, bel quarantenne, aitante, ma impotente malgrado le terapie intraprese, è appena venuta a sapere che suo marito si prepara a riconoscere il bambino che il suo autista ha concepito con la governante Armida. Per la prima volta, di fronte al consiglio di famiglia al centro del quale si è sempre rifugiata, Maria Teresa replica fermamente. La donna, che, per paura di rimanere zitella, ha sposato l’avvocato, agirà sola, secondo la sua volontà.

 

📌 Informazioni

✍️ Autore
Michele Prisco
📔 Titolo
Una spirale di nebbia
🏛️ Editore
Rizzoli
🗓️ 1ª ed. originale
1966
🎭 Genere
Romanzo
🗣️ Lingua originale
Italiano
🌐 Ambientazione
Cales e altri luoghi della provincia del Napoli

Michele Prisco
(Torre Annunziata, 4 gennaio 1920 – Napoli, 19 novembre 2003)

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Rosy Merola

Definisco il mio percorso professionale come un “volo pindarico” dalla Laurea in Economia e Commercio al Giornalismo. Giornalista pubblicista, Addetta stampa, Marketing&Communication Manager, Founder di SinergicaMentis. Da diversi anni mi occupo della redazione di articoli, note e recensioni di diverso contenuto. Per il percorso di studi fatto, tendenzialmente, mi occupo di tematiche economiche. Nello specifico, quando è possibile, mi piace mettere in evidenza il lato positivo del nostro Made in Italy, scrivendo delle eccellenze, start-up, e delle storie di uomini e donne che lo rendono speciale. Tuttavia, una tantum, confesso di cadere nella tentazione di scrivere qualcosa che esula dalla sfera economico-finanziaria (Mea Culpa!). Spaziando dall'arte, alla musica, ai libri, alla cultura in generale. Con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani esordienti e di quelle realtà che mi piace definire "startup culturali". Perché, se c'è una frase che proprio non riesco a digerire è che: "La cultura non dà da mangiare". Una affermazione che non è ammissibile. Soprattutto in Italia.

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